Nonostante il decreto legge Aiuti, il blocco dell’acquisto dei crediti continua e a confermarlo ci sono «le lettere inviate dalle banche alle imprese». A parlarne è la neopresidente di Ance, Federica Brancaccio. «Sulla nostra chat interna» dice «arriva una valanga di messaggi di imprese disperate: spero sia chiaro che stiamo rischiando decine di migliaia di fallimenti. E poiché Ance è un’organizzazione seria e responsabile, al governo dico: convocateci a un tavolo in cui mettiamo a punto una exit strategy da questa situazione che cambia regole ogni settimana e mette le imprese con le spalle al muro».
Serve exit strategy
Una exit strategy, continua, «che abbia al proprio interno una rimodulazione sostenibile dei bonus e la conferma dell’obbligo di qualificazione per chi fa questi lavori, ma anche una politica industriale di medio e lungo periodo per il settore delle costruzioni» spiega «con una strategia forte per il risparmio energetico sul patrimonio immobiliare in linea con le raccomandazioni Ue, subito la legge sulla rigenerazione urbana che superi gli standard del 1968 e consenta ai privati di intervenire nelle città, una normativa semplificata sui vincoli ambientali e culturali che renda possibile intervenire sulle rinnovabili in tempi non lunghissimi», dice ancora Brancaccio.
Dal blocco della cessione dei crediti «conseguenze drammatiche le vedo anche per i lavoratori. Il settore» delle costruzioni «che ha fatto un altro +10% di ore lavorate, rischia anche di perdere i posti creati con questa ripresa. Ma non sarà solo un terremoto sociale: senza una exit strategy delineata bene e subito, un prezzo grave lo pagherà il Paese intero. Bisogna ricordare» aggiunge «che gran parte della crescita del 2021, e anche del 2022, l’ha fatta l’edilizia. Capiamo i problemi di finanza pubblica, che si vanno acuendo, ma fermare il Paese non può essere la soluzione. Per non parlare dell’attuazione del Pnrr: se non monetizziamo i bonus che le imprese hanno in pancia arriveremo all’attuazione del Superbonus con il settore decimato», spiega ancora Brancaccio.
Il bonus sta diventando boomerang
Il bonus del 110% sta diventando un boomerang che rischia di distruggere il comparto edile: ha già messo 50mila imprese in ginocchio e adesso può far perdere almeno 200mila posti di lavoro. È l’allarme che lancia la Confael – Confederazione Autonoma Europea dei Lavoratori – chiedendo che si adottino subito, già con il decreto Aiuti all’esame delle Commissioni della Camera, delle misure per sbloccare la circolazione dei crediti. Le imprese del settore si trovano infatti schiacciate tra l’impennata dei costi delle materie prime e il blocco degli acquisti dei crediti di imposta.
«Si è creata una situazione paradossale» spiega Massimiliano Di Nicolantonio, segretario nazionale Comparto Edile della Confederazione «le imprese hanno in pancia crediti di imposta per centinaia di migliaia, se non milioni di euro, ma sono costrette a chiedere dei finanziamenti per andare avanti».
Prezzi fuori controllo
Secondo Di Nicolantonio «il Bonus ha creato una bolla enorme che ha portato prima di tutto ad una impennata dei prezzi. Le imprese stanno fronteggiando un aumento dei costi di gestione dei cantieri, e di conseguenza stanno lavorando con dei margini minimi. Adesso non possono più convertire i crediti maturati e per pagare i conti sono costrette a chiedere dei prestiti alle banche. Si è creato un corto circuito dove, come sempre accade, i poveri diventano più poveri mentre i ricchi lucrano».
Attuato male
Per la Confael il Superbonus è stato un’iniziativa lodevole, perché puntava a dare nuova linfa a uno dei settori trainanti dell’economia italiana. Il problema è che è stato attuato in maniera pessima. «Quello che è mancato è una programmazione di ampio respiro» conclude Di Nicolantonio, «adesso non basta il solito intervento tampone per sbloccare la circolazione dei crediti. Bisogna sostenere tutto il comparto con procedure certe, anche perché le difficoltà delle imprese ricadono inevitabilmente sui lavoratori. Risolvere tutte le problematiche che sono sorte attorno al Superbonus vuol dire anche salvaguardare questi padri e queste madri di famiglia».








