Era nell’aria per la lettura in queste settimane di alcune previsioni settoriali, ma ora l’indagine rigorosa della Banca d’Italia sulle aspettative di inflazione e crescita, pubblicata ieri, conferma innanzitutto che nel terzo trimestre, sono peggiorati ulteriormente i giudizi pessimistici delle imprese dell’industria e dei servizi, con almeno 50 addetti, sulla situazione economica generale.
Insieme peggiorano anche i giudizi sulle condizioni operative nei prossimi tre mesi. Diventano, poi, più sfavorevoli le valutazioni delle condizioni per investire. Le difficoltà si sono acuite pure per i rincari energetici.
Crescono le aspettative di inflazione. Un dato meno sconfortante riguarda le prospettive occupazionali che si attenuano, ma, per ora, restano positive. In questo quadro, mentre il peso straordinario delle bollette continua a crescere, si profila la costituzione del nuovo governo, nonché la necessità dell’adozione di misure straordinarie, adozione che, fino a quando non si insedia l’esecutivo post-elettorale, coinvolge anche il governo dimissionario.
Dal versante dell’Unione, sono trascorsi sette mesi da quando si è iniziato a parlare e a formulare proposte per regolamentare le forniture del gas ma, finora, non si è registrato alcun serio risultato, ad eccezione della fissazione del tetto all’elettricità prodotta da fonti “non gas” che avvantaggia nettamente – forse si dovrebbe cominciare a dire more solito – la Germania.
Vedremo se e quali decisioni assumerà la riunione dei capi di stato e di governo del 20 e 21 ottobre, preceduta da confronti che si svilupperanno a Praga in questi giorni che precedono il meeting.
In ogni caso, la preparazione della legge di bilancio diventa ancor più una prova fondamentale per il nuovo governo e per colui che sarà chiamato alla carica di ministro dell’Economia.
In una situazione di mali estremi, non si possono trascurare anche gli estremi rimedi, quale potrebbe essere l’eventuale scostamento di bilancio da approvare subito, dunque con carattere di urgenza.
Una pregiudiziale di assoluto non ricorso a tale operazione non avrebbe senso. Insieme con la manovra finanziaria si presenta altresì una decisione da assumere, in un senso o nell’altro, su di un argomento circoscritto, ma di indubbia valenza generale: la ratifica del Trattato sul Meccanismo europeo di stabilità, un’eredità del governo Draghi che, pur avendo avuto tempo disponibile, non ha attivato la ratifica.
Italia e Germania sono gli unici due Paesi che non vi hanno ancora provveduto dopo, però, avere aderito alle modifiche al Trattato. Queste, principalmente, prevedono che il Mes possa assumere la funzione di backstop del Fondo di risoluzione nei casi di crisi bancarie.
Quando, in piena pandemia, venne in discussione la possibilità di attingere al Mes per un prestito di circa 36 miliardi a un tasso vicino allo zero per fronteggiare interventi in materia sanitaria, le forze politiche contrarie – in primis, Fratelli d’Italia e Lega – rilevarono i rischi della conseguente sottoposizione dell’Italia a interventi di vigilanza macroeconomica. Si decise di non fruire del finanziamento.
Poi il sopravvenire del Next Generation Eu fece passare decisamente in secondo piano il Mes. Qualcuno, senza tema del ridicolo per la trovata, affermò che il nuovo Meccanismo di stabilità era proprio il premier Mario Draghi.
Sarà interessante verificare, a questo punto, quale posizione assumerà il principale partito della maggioranza di governo dopo la posizione assunta stando all’opposizione. Si nega la parola data nonché la firma con l’adesione sollevando ora problemi in sede di ratifica?
Ma non si può non tenere conto del ruolo e dell’indipendenza del parlamento chiamato alla decisione. Del resto, la tesi del pacchetto trovava consensi pure a livello europeo. Se, poi, in Germania la Corte costituzionale sta valutando la compatibilità del trattato con l’ordinamento nazionale, si dovrebbe convenire che si tratta di un esame di ben maggiore rilevanza.
Intanto, non si è riusciti ancora, in sede europea, a nominare il nuovo direttore generale dell’organismo, essendo terminato il mandato di Klaus Regling. Allora, è giusto attendere per vedere come l’esecutivo agirà, potendosi inferire dalla decisione il comportamento su casi di maggiore spessore nei rapporti intra-europei.








