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[L’analisi] Fine dell’emergenza. La difficile stagione che attende Draghi

La probabile fine dell’emergenza Covid – segnata ad oggi in calendario con la data del 31 marzo – segnerà una svolta pari a quella legata alla terribile settimana quirinalizia. Sono tanti i punti critici che il Governo Draghi dovrà affrontare nei prossimi mesi e probabilmente dovrà farlo in un contesto vuoto, senza l’ombrello dello stato di emergenza e con un rinnovato protagonismo delle forze politiche in cerca di visibilità in vista delle elezioni del prossimo anno.

Inflazione e crescita

L’inflazione, causata principalmente dai rincari di energia e materie prime, puo’ mettere a rischio la risalita del Pil nel 2022. E’ l’allarme  lanciato dal centro studi della Confindustria.  A gennaio, rileva l’indagine, si registra un forte calo della produzione  industriale (-1,3%), che segue la flessione dello 0,7% in  dicembre. Con queste stime nel quarto trimestre del 2021 si  registrerebbe un aumento di appena lo 0,5% sul terzo, con una  variazione acquisita nel primo trimestre 2022 di -1,1%. La  contrazione, si afferma, e’ dovuta al caro-energia e al rincaro  delle altre commodity che “comprimono i margini delle imprese e,  in diversi casi, stanno rendendo non piu’ conveniente produrre”.  In particolare viene calcolato un aumento del 450%  dell’elettricita’ a dicembre 2021 rispetto a gennaio dello  stesso anno. “A questo – sottolinea il Csc – si sommano le  persistenti strozzature lungo le catene globali del valore. Tale  dinamica mette a serio rischio il percorso di risalita del Pil  avviato lo scorso anno”. “Il perdurante incremento dei prezzi  delle commodity ha contribuito a erodere i margini delle  imprese, penalizzando l’attivita’ industriale. Secondo gli  ultimi dati Pmi del settore manifatturiero, l’indicatore, pur  confermando un quadro espansivo per il diciannovesimo mese  consecutivo, registra un rallentamento a gennaio, dato peggiore  in 12 mesi, a causa della persistenza di interruzioni sulle  catene di approvvigionamento”.Ma non è tutto. L’indice “euro-coin” di Banca d’Italia, che misura la congiuntura dell Eurozona, a gennaio ha segnato 0,01 dallo 0,21 del mese precedente (in estate era attorno a 1). Secondo la Nota sulla congiuntura di febbraio dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), “i numerosi segnali di rallentamento” dovrebbero passare in primavera: molto dipenderà dall’inflazione. Per l’Upb, in ogni caso, la crescita 2022 si attesterà al 3,9% per scendere “nel 2023 all’1,9%, anche per via dell’intonazione meno espansiva delle politiche economiche”. ll governo, ad oggi, stima invece +4,7% e +2,8%, cioè quasi 2 punti di Pil in più nel biennio: anche la minor crescita ha effetti sul bilancio.

PATTO DI STABILITA UE

Com’è noto, i vincoli sui conti pubblici sono in parte sospesi fino alla fine dell’anno ed è a quella scadenza che si riferisce l’Upb parlando di “intonazione meno espansiva delle politiche economiche”: con la manovra 2023, che va presentata a ottobre, si torna gradualmente a contrarre il bilancio pubblico. In realtà, il Pnrr impone entro giugno – ma andrà incorporata nel Documento di economia e finanza di aprile – una corposa spending review (tagli di spesa) per il prossimo triennio. “La speranza di tutti è una riforma del Patto di Stabilità che attribuisca alla crescita il ruolo di stabilizzare deficit e debito rispetto al Pil – scrive in un approfondimento Il Fatto Quotidiano – in sostanza un’impostazione opposta a quella degli “zero virgola” che negli scorsi decenni ha penalizzato l’Italia e mezza Europa. Il premier, a questo fine, punta tutto sull’asse con la Francia di Emmanuel Macron ma Berlino non pare aver cambiato, insieme al governo, impostazione: il ministro delle Finanze Christian Lindner venerdì è venuto a Roma per dire che il debito va ridotto, non ci sarà alcuna condivisione dei rischi (una richiesta esplicita di Draghi e Macron), al massimo qualche eccezione per gli investimenti green o digitali, e che non è il momento di fare spesa corrente in cose come “pensioni” (su cui è aperto un tavolo coi sindacati) o “redistribuzione” L’Italia, è il parere di Berlino, ha avuto il Next Generation Eu: lo usi bene perché non avrà altro”.

PNRR

Come si sa, per ottenere le rate semestrali bisogna centrare una serie di obiettivi tanto temporali che qualitativo-quantitativi: sono 100 quelli previsti nell’arco del 2022 (83 milestone e 17 target). Protagoniste con circa metà delle scadenze sono le missioni “digitalizzazione” e “transizione ecologica”. E’ utile ricordare che il Pnrr non vive di soli appalti o spese, ma anche di riforme di natura “politica”, non sempre indolori. In Parlamento, ad esempio, giace il ddl Concorrenza, su cui molteplici sono le “perplessità” dei partiti, a cominciare dalle norme che intendono obbligare i Comuni a mettere a gara tutti i servizi pubblici locali, senza dimenticare l’annosa diatriba sulle concessioni balneari. Ovviamente anche il rispetto dei vincoli di bilancio è imposto dal Pnrr. Più in generale, parliamo di uno sforzo enorme della macchina pubblica – e giudicato su una metrica che le è largamente estranea, quella appunto dei target e milestone in uso a Bruxelles – che è ormai nei fatti (viste le ultime scelte di Draghi e del ministro Daniele Franco) l’unica fonte di finanziamenti aggiuntivi in mano all’esecutivo: insomma un programma di governo obbligato di qui al 2026.

“I veri avvantaggiati dal ritorno, per quanto cauto e lento, alla normalità – scrive Marcello Sorgi, vice direttore del quotidiano La Stampa – saranno i leader dei partiti di un esecutivo che, seppure sostenuto da avversari che non intendono considerarsi alleati, tornerà ad essere un governo di coalizione, più politico che tecnico, in cui sarà necessario trovare un compromesso su ogni decisione. Con i rallentamenti e i rinvii tipici di questo processo, di cui il fallimento dei negoziati per il Quirinale ha fornito un esempio tragicomico”.

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