L’aumento del costo delle materie prime, dell’energia e dei beni alimentari – aggravato dalla conflitto russo in Ucraina – sta pesando in maniera importante su famiglie e imprese. Secondo quanto stimato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, nel 2022 si è registrato un incremento di spesa pari a 188 miliardi di euro per l’acquisto di beni e servizi da parte delle aziende italiane rispetto al periodo pre-bellico.
Caduta del Pil
Conseguenze negative sono previste per il Pil nazionale, che fletterà dal 4,3% verso il 3%, con le imprese italiane che subiranno una contrazione del proprio margine operativo lordo: il rapporto Mol/fatturato, inizialmente calcolato al 9,1% per l’anno corrente, dovrebbe scendere all’8,6%. Si prevede, inoltre, che l’aumento del costo dell’energia sarà strutturale, e difficilmente si tornerà ai prezzi precedenti la guerra.
Famiglie e imprese
Le imprese dovranno quindi mettere in cantiere investimenti per ridurre la propria dipendenza energetica, soprattutto per quelle operanti nei settori più energivori, come il trasporto, le costruzioni e la chimica. Le famiglie italiane subiranno l’impatto dell’aumento dei costi energetici e dei beni alimentari in maniera differenziata a seconda delle fasce di reddito. I più colpiti saranno i nuclei familiari più poveri, che destinano percentualmente una quota più grande del proprio reddito per il pagamento delle bollette e per l’acquisto di cibo. La spesa in beni alimentari ed energia elettrica e gas incide per il 35% sulla spesa totale del quinto di famiglie più povere, contro il 25% per il quinto di famiglie con i redditi più alti.
Le famiglie con redditi più elevati, inoltre, hanno una maggiore probabilità di registrare un tasso di risparmio positivo e sufficientemente ampio da assorbire i maggiori costi senza necessità di ridurre altre spese. Non così per le famiglie con redditi più bassi. L’aumento dei prezzi di beni essenziali rischia, quindi, di peggiorare le diseguaglianze sociali ed allargare l’area del disagio e della povertà. Si stima che l’indice dei prezzi relativo a elettricità, gas e altri carburanti per riscaldamento registri quest’anno un incremento del 57% rispetto al 2021, e dell’83% rispetto al 2020.
La crisi dell’energia
I rincari di petrolio e gas naturale, a loro volta, stanno avendo importanti ricadute inflattive sui prezzi di altri beni, a cominciare dai generi alimentari, che potrebbero registrare rincari medi del 7-8% nel 2022. L’onere aggiuntivo per nucleo familiare si colloca mediamente su 2.000 euro, con un minimo di 1.462 euro per il quintile più povero e un massimo di 2.495 euro per il quintile più ricco. Le famiglie più abbienti potranno assorbire i maggiori costi attingendo alla propria quota di risparmi, cosa che potranno fare con molta più difficoltà le famiglie a più basso reddito che – in assenza di politiche di supporto – saranno spinte a consumare di meno.








