La crisi energetica in corso penalizza la Lombardia più di ogni altra regione italiana. E non solo perché questo territorio concentra la maggior parte delle attività produttive del Paese, ma anche perché – tra i combustibili di origine fossile utilizzati per i consumi complessivi della popolazione e delle imprese – il metano incide per il 54%, contro una media nazionale del 40%.
È quanto emerge dal Rapporto Lombardia del Sole 24 Ore in edicola domani.
Le aziende più lungimiranti avevano già avviato da anni progetti di riduzione dei consumi da un lato e di autoproduzione dall’altro, il che ha consentito a molte realtà di contenere per il momento l’impatto della crisi.
La Lombardia con i suoi sei impianti di stoccaggio è il polo italiano del metano. La provincia che ospita la maggior parte degli stoccaggi è quella di Cremona, seguita dal Milanese.
Nel sottosuolo della pianura si nascondono disponibilità per immagazzinare 8,5-9 miliardi di metri cubi di gas sui 17 miliardi di stoccaggi di cui dispone l’Italia, seconda in Europa per disponibilità dopo la Germania.
In Lombardia nel primo semestre 2022 l’export ha continuato a crescere: +22,1% a prezzi correnti rispetto allo stesso periodo del 2021, per 19 miliardi di euro di valore, prima regione in Italia.
Lo certifica – si legge sul Rapporto Lombardia – il monitor dei distretti industriali a cura della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.
Le aziende della regione fanno meglio del risultato nazionale, che pur registra una crescita del 17,7% rispetto ai primi sei mesi 2021 (oltre i livelli 2019), prima del rallentamento atteso prossimamente.








