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[L’analisi] Ecco perché è urgente aumentare i salari. E il patto che manca tra imprese, sindacati e governo

L’aumento dei salari è diventata una misura improrogabile. In Italia i salari sono cresciuti addirittura meno della produttività. Questo rende ancora più evidente la necessità di un intervento, affinché ci sia un aumento delle retribuzioni e per fare questo il primo tassello è quello del rinnovo della contrattazione. A sostenerlo è il ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

Salari più alti contro la recessione

Ai microfoni di Radio Anch’io, Orlando è tornato a parlare della necessità di adeguare i salari all’inflazione come condizione per scongiurare la recessione. «Il Governatore Visco dice che la contrattazione è lo strumento principe per contenere l’inflazione e ricordo che ci sono lavoratori che non hanno contratti rinnovati, quindi quello strumento indicato oggi non è utilizzato in molti dei comparti dell’economia, soprattutto nell’ambito dei servizi», ha detto il ministro del Lavoro spiegando che «nel nostro paese i salari sono cresciuti addirittura meno della produttività, per cui una tantum o in modo strutturale, siamo tutti d’accordo che qualche aumento deve essere riconosciuto. Se non si rinnovano i contratti non si fa né l’una né l’altra cosa».

«Il Parlamento tenga conto delle parti sociali»

Quanto alla legge sul salario minimo, «non credo che sul salario minimo il problema sia il Pd. Il problema è trovare una maggioranza che vada oltre il Pd e M5S. Il tema è questo», ha aggiunto Orlando precisando che «io penso che si può agganciare il salario minimo nella sua definizione all’attività negoziale delle parti sociali e non deve esserci per forza una contrapposizione tra un salario minimo legale fissato in modo autonomo e senza confronto del Parlamento e la contrattazione. Non ci deve essere questa dicotomia». Del resto, «sono convinto che sia sempre molto opportuno che il Parlamento su questi temi tenga conto delle considerazioni delle parti sociali», ha sottolineato.

Aumenti strutturali, non bonus

La proposta di Orlando segue quella fatta dal ministro per l’Innovazione tecnologica, Vittorio Colao, qualche giorno fa davanti all’assemblea di Assolombarda, è diretta al mondo delle imprese rappresentato da Carlo Bonomi ed ha come obiettivo proprio quello di ottenere un aumento dei salari e salvaguardare così il potere d’acquisto dei lavoratori. Un obiettivo condiviso, come prevedibile, anche dal mondo sindacale. «Il problema non è aumentare una tantum i salari, noi abbiamo bisogno di aumentarli strutturalmente», ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a Radio Anch’Io.

Cooperare per investire nel benessere lavorativo

«In questi 30 anni i salari sono diminuiti ed è aumentata la precarietà e lo sfruttamento del lavoro. Se voglio aumentare i salari devo investire sulla qualità del lavoro e non sulla precarietà», ha aggiunto Landini sottolineando che «noi abbiamo i salari più bassi e abbiamo investito meno degli altri in innovazione e in ricerca. La nostra precarietà sul lavoro non ha confronto in Europa». Pertanto, «la politica intervenga. Bisogna andare sulla strada dell’aumento dei salari reali, a partire dai rinnovi dei contratti», ha concluso Landini.

Proprio ieri il premier Mario Draghi è intervenuto sullo stesso tema. «Sindacati, imprese e governo devono lavorare insieme, non c’è spazio per avere un ruolo di una parte sola, che ignora le altre due. Quello non andrebbe bene per il Paese», è stato il monito di Draghi da Bruxelles. Se per il leader degli industriali non è il momento più propizio per rilanciare il famoso “patto per l’Italia” tra governo, imprese e sindacati, per Draghi, invece, quella resta l’unica strada.

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