La manovra che il governo Meloni si accinge a varare per il 2023 dovrebbe valere circa 30-32 miliardi, per la maggior parte destinati all’emergenza del momento, il caro energia. Una mole di risorse pressoché in linea con quanto fatto dal governo precedente, l’esecutivo guidato da Mario Draghi, ma lontana dai 40 miliardi messi sul piatto per far fronte alla pandemia dal governo Conte II. Ecco di seguito le manovre approvate negli ultimi 5 anni.
2018
Il governo Conte I, con ministro dell’economia Giovanni Tria, vara una manovra per l’anno successivo da oltre 37 miliardi di euro. Corretta profondamente in Parlamento per venire incontro alla Ue e non incappare nella procedura di infrazione, contiene novità per famiglie, imprese, pensionati e grandi città, dalla web tax al taglio alle pensioni d’oro.
2019
Il governo Conte II, con ministro dell’economia Roberto Gualtieri, vara ‘salvo intese’, dopo una difficile impasse nel governo, una legge di bilancio da circa 30 miliardi. Dopo il passaggio parlamentare la prima manovra giallorossa lievita a 32 miliardi e blocca 23 miliardi di aumenti dell’Iva, stanzia 3 miliardi per alleggerire le buste paga dei lavoratori con redditi medio bassi, puntando sul piano ‘Cashless’ per la lotta all’evasione.
2020
Il governo Conte II, alla sua seconda manovra, approva – sempre ‘salvo intese – una legge di bilancio da 40 miliardi per contrastare gli effetti della pandemia. Una manovra “fortemente espansiva” assicura il ministro Gualtieri, ma segnata dalle polemiche per i tempi stretti del passaggio alle Camere. Introduce tra l’altro l’assegno unico universale per le famiglie con figli e i fondi per assumere medici e infermieri in funzione della vaccinazione a tappeto anti covid.
2021
Il governo Draghi, con ministro dell’economia Daniele Franco, vara una manovra per il 2022 da 30 miliardi, di cui 12 per il taglio delle tasse, con l’obiettivo di spingere la crescita. Il via libera definitivo in Parlamento arriva il 30 dicembre 2021, ad un soffio dall’esercizio provvisorio e tra i malumori anche dentro la maggioranza per i tempi compressi e l’assenza di dibattito.








