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[L’analisi] Ecco il nuovo asse commerciale tra l’India e l’Europa: 95 miliardi di euro di scambi, 6.000 imprese europee con 1,7 milioni di lavoratori. Affari in aumento del 72 per cento in dieci anni

Il presidente indiano Narendra Modi ha dato il via al suo tour europeo incentrato sulla ripresa economica post Covid-19, sul cambiamento climatico, sull’innovazione e la tecnologia. La prima tappa è stata Berlino, a seguire anche Danimarca e Francia. L’obiettivo dichiarato di Modi, sostiene, è il «rafforzamento dello spirito di cooperazione», ma sui rapporti tra il colosso indiano e i suoi partner europei si allunga l’ombra del conflitto scoppiato lo scorso 24 marzo in Ucraina e i suoi rapporti preferenziali con la Russia.

La posizione dell’India

In effetti il governo di New Delhi è rimasto neutrale sull’invasione russa dell’Ucraina – astenendosi alle votazioni delle risoluzioni di condanna alle Nazioni Unite – e di recente ha siglato con Mosca accordi per l’acquisto di carbone a prezzo ridotto, di armi, oltre ad aver ricevuto il ministro degli Esteri Sergei Lavrov.

Tuttavia, la cooperazione tra l’Ue e l’India, fondata su 60 anni di rapporti diplomatici e una serie di accordi decennali, si è ulteriormente rafforzata nell’ultimo periodo, con un margine di miglioramento piuttosto ampio, come riferito dal sito dell’Europarlamento. Nei giorni scorsi, in visita ufficiale in India Ursula von der Leyen ha dichiarato che «l’Ue è il terzo più importante partner commerciale dell’India e uno dei principali investitori, ma possiamo fare molto di più», confermando «l’avvio di negoziati sul commercio e accordi di investimento poiché il nostro interscambio è lontano dall’aver raggiunto il suo potenziale».

Il rapporto con l’Europa

La presidente della Commissione Ue ha inoltre precisato che il partenariato con l’India è «la priorità del prossimo decennio», incentrato su politica e strategia, commercio, clima e sostenibilità, tecnologia e digitale. Modi e von der Leyen hanno firmato un accordo bilaterale su commercio, tecnologia e sicurezza, dando vita a un nuovo “Consiglio per il commercio e la tecnologia tra Ue e India”.

Sulla falsariga di quello esistente tra Stati Uniti ed Unione Europea, il Trade and Technology Council deve servire a «rendere operative decisioni politiche, a rafforzare la cooperazione tecnica e affrontare le sfide comuni in settori importanti per il progresso sostenibile dell’economia europea e indiana». L’altro obiettivo di questa visita è stato rilanciare l’idea di un accordo di libero scambio, bloccato per divergenze sui brevetti e sui dazi doganali dal 2013.

Numeri alla mano, nel 2020 Ue e India hanno registrato un interscambio di oltre 95 miliardi di euro in beni e servizi. In India attualmente operano 6.000 imprese europee che danno lavoro direttamente a 1,7 milioni di persone e indirettamente a 5 milioni. Secondo i dati diffusi dal Consiglio dell’Ue, l’interscambio di beni e servizi tra i due partner è aumentato del 50% dal 2010.

Lo scambio commerciale

 Sempre negli ultimi 10 anni, il commercio di prodotti è aumentato del 72% e nello stesso periodo l’afflusso di investimenti esteri da parte dell’Ue è cresciuto dall’8 al 18%, assegnando ai Paesi europei il ruolo di uno dei principali finanziatori esteri dell’India. Secondo dati pre-pandemia diffusi dal Sole 24 Ore, sul versante degli investimenti diretti esteri, il primo Paese europeo è il Regno Unito, terzo assoluto (con 18,6 miliardi di euro e il 9,78% del totale), dopo Mauritius (70 miliardi) e Singapore (20,8 miliardi).

Nell’attuale contesto geopolitico della guerra in Ucraina, tra New Delhi e Bruxelles il settore energetico appare sempre più centrale, con l’obiettivo comune di avere a disposizione energia pulita – solare, eolico, idrico, biomasse – per ridurre la dipendenza da fonti fossili e realizzare un progresso sostenibile delle economie europee e indiane. Una cooperazione che si colloca nella paradossale situazione dell’India: da un lato è il quarto più grande inquinatore di gas serra al mondo, dopo Cina, Stati Uniti e Unione europea, ma dall’altro il comparto delle energie rinnovabili indiano è tra i più floridi del mercato.

Le energie rinnovabili

Secondo una ricerca Renewable Energy Country Attractiveness index aggiornata ad ottobre 2021, il settore dell’energia rinnovabile indiano è il terzo mercato più attraente al mondo, dopo Stati Uniti e Cina, davanti a Francia, Regno Unito e Germania. Tra le maggiori aree d’interesse si trovano il comparto solare ed eolico, nonché quello legato alla tecnologia dell’idrogeno, che potrebbe acquisire importanza nel corso degli anni. Nel giugno 2021, il governo del primo ministro Modi ha calcolato un incremento della crescita in energia rinnovabile indiana del 250% tra il 2014 e il 2021, resa possibile soprattutto da investimenti stranieri, tra cui quelli di Paesi Ue.

Secondo i dati diffusi dal Dipartimento per la promozione dell’industria e del commercio interno (DPIIT), l’afflusso di investimenti diretti dall’estero nel settore energetico indiano non tradizionale è stato di oltre 10,2 miliardi di dollari tra aprile 2000 e giugno 2021. Si prevede che il settore delle rinnovabili in India attirerà investimenti per 80 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni. Il governo indiano, infine, è al lavoro per sviluppare una “città verde” in ogni stato del Paese, alimentata da energie rinnovabili attraverso sistemi solari sui tetti delle sue case, parchi solari nelle periferie della città, impianti di termovalorizzazione e sistemi di trasporto pubblico abilitati alla mobilità elettrica. Tutte prospettive che rappresentano altrettante opportunità per le più grandi firme europee nel settore energetico, a cominciare da quelle italiane.

L’export

Invece, sul versante delle esportazioni indiane nell’Ue, The Economic Times of India ha sottolineato che sono in calo e nel 2021 hanno rappresentato solo lo 0,9% del totale delle importazioni dei 27 Stati membri. La quota dell’Unione Europea nelle esportazioni complessive di merci dell’India è scesa dal 18% nel 2001 al 14% nel 2020, anche se c’è stata una crescita nel valore assoluto delle spedizioni. Invece tra il 2001 e il 2011 erano cresciute più di cinque volte, a 45 miliardi di dollari.

La successiva stagnazione o calo vengono attribuiti ad una serie di misure non tariffarie adottate dal blocco contro l’export indiano. Un trend in controtendenza con la crescita delle esportazioni indiane verso altre regioni del mondo. I principali prodotti indiani importati dall’Ue sono apparecchi meccanici, macchine elettriche ed elettroniche, automobili e componenti per auto, farmaceutici, prodotti in plastica e del settore medico-scientifico. L’India è parte del club delle cosiddette economie emergenti, rappresentate da Brasile, Russia, Cina e Sudafrica, note con l’acronimo BRICS.

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