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[L’analisi] Così la burocrazia freno lo sviluppo dell’energia solare

L’Europa vuole investire sul fotovoltaico, ma ci sono ostacoli da fronteggiare: ovvero le norme che preservano gli spazi verdi del continente e mirano a proteggere il patrimonio rurale. In Francia, regole rigide limitano le aree in cui possono essere costruiti i parchi solari, ritardando di anni la loro costruzione. I funzionari locali in Spagna stanno cercando di rallentare la diffusione dei parchi solari perché temono che possano rovinare le campagne. La burocrazia è un enorme ostacolo anche in Italia.

L’Unione europea fa molto affidamento sull’energia solare per raggiungere i suoi obiettivi di produzione di energia rinnovabile e attenuare l’impatto del taglio del gas naturale in Russia. L’Ue vorrebbe ottenere il 45% delle forniture energetiche da fonti rinnovabili entro il 2030, puntando su più del triplo della sua capacità di produzione di energia solare attuale. Il solare, così, dovrebbe diventare la più grande fonte di elettricità del continente.

I funzionari sono stati ottimisti circa il raggiungimento del loro obiettivo, in parte perché i pannelli solari sono meno invadenti delle turbine eoliche e suscitano, in teoria, meno opposizione da parte del pubblico. Mettere i pannelli solari sui tetti sarebbe la cosa più semplice da fare ma non ci sono abbastanza tetti in Europa per raggiungere gli obiettivi dell’Ue. Funzionari e dirigenti affermano che sono necessari molti più parchi solari e l’Unione ha proposto una legislazione per accelerare le autorizzazioni per tutti i tipi di progetti di energia rinnovabile, nel quadro di un vasto sforzo per porre fine alla dipendenza dell’Europa dal gas russo.

La Francia, il più grande Paese dell’Ue a livello geografico, è l’anello debole del piano europeo. Le normative francesi sostengono lo sviluppo del solare in terreni precedentemente industrializzati, invece che negli spazi verdi, consentendo solo a quei progetti di vendere energia a un premio. Ciò ha spinto i produttori ad andare a caccia di un numero relativamente limitato di fabbriche, miniere abbandonate e altri terreni precedentemente utilizzati, facendo salire vertiginosamente il valore di tali proprietà. «I volumi di energia rinnovabile sono limitati da questa regola», ha affermato Xavier Barbaro, amministratore delegato di Neoen, uno dei maggiori produttori francesi di energia solare, sottolineando che «le energie rinnovabili in Francia non si espanderanno a meno che le regole su fattorie e foreste non vengano allentate».

Una legge sul clima redatta dal governo del presidente Emmanuel Macron mira a far sì che non vengano persi spazi verdi pari da qua al 2050 e impone nuovi requisiti alle autorità locali per limitare lo sviluppo su tali terreni. La legge prevede un’esenzione per i parchi solari, ma i produttori devono dimostrare che il progetto non danneggerà il suolo né ne impedirà il suo uso per scopi agricoli. Macron ha affermato il mese scorso che la Francia ha bisogno di aumentare notevolmente il suo dispiegamento di pannelli solari e ha chiesto più progetti che integrino i pannelli nei terreni agricoli. «Sappiamo che è fattibile», ha detto, aggiungendo che «dobbiamo andare molto più velocemente».

In Spagna, cresce l’opposizione pubblica al gran numero di parchi solari in fase di sviluppo. I sindaci dell’Andalusia stanno protestando contro le decisioni del governo nazionale di consentire la costruzione di centinaia di parchi solari in una regione rinomata per i suoi siti culturali, la campagna e i prodotti agricoli, dopo che in alcuni casi gli ulivi sono stati sradicati per fare spazio ai pannelli solari.

«Riteniamo necessario stabilire aree di esclusione per progetti rinnovabili su larga scala», hanno scritto i sindaci in un comunicato la scorsa settimana al Parlamento andaluso, sottolineando che «un processo pianificato e razionale è urgentemente necessario». La burocrazia lenta è una sfida in tutto il continente. Gli sviluppatori affermano che le agenzie regionali che esaminano le proposte relative ai parchi solari sono spesso a corto di personale. Neoen ha affermato che il 40% dei suoi progetti in cantiere in Francia è in attesa di una decisione normativa da parte delle autorità locali da più di due anni.

In Italia, un progetto deve essere prima approvato dall’autorità nazionale e poi serve l’approvazione regionale dove le offerte possono essere facilmente respinte, ha affermato Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare, un’associazione attiva nel solare, spiegando che uno dei motivi principali per cui i progetti vengono bloccati è la vicinanza a rovine antiche. «Se vogliono creare problemi è facile creare problemi in Italia con tutti i vincoli archeologici e culturali», ha detto, evidenziando che oltre alle preoccupazioni regionali, il processo di approvazione a livello nazionale richiede troppo tempo.

Il ministro dell’Ambiente italiano, Roberto Cingolani, ha affermato che una nuova legge approvata dall’ultimo governo ha ridotto il tempo medio di autorizzazione per i progetti connessi alle rinnovabili da più di tre anni a 300 giorni. I progetti solari che chiedono la connessione alla rete sono aumentati vertiginosamente, ha detto, sottolineando che «questo non è abbastanza. Stiamo cercando di accelerare, ma il collo di bottiglia è enorme». I progetti sono ancora ostacolati da disaccordi tra il ministero dell’Ambiente e il ministero della Cultura, che esamina l’impatto dei parchi solari sul paesaggio, ha spiegato.

La Germania è il leader europeo nell’energia solare, che l’anno scorso ha generato circa il 9% dell’elettricità del Paese. Ad agosto, il 17% dell’elettricità tedesca è stato generato dal solare, dietro solo al carbone come principale fonte. Circa il 70% del terreno identificato per la costruzione di nuovi parchi solari è però non edificato a causa della resistenza delle autorità municipali o di scarsi collegamenti alla rete, ha affermato Luisa Muller, la portavoce della società solare Belectric, che sviluppa progetti in Germania.

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