“La Meloni, e si vede già dai conflitti di questi giorni, si propone non come primo ministro ma come capo del governo, con una compagine governativa tenuta insieme non dall’alleanza ma dalla guida”.
Lo sostiene l’ex segretario di rifondazione comunista ed ex presidente della Camera Fausto Bertinotti. Un governo che, secondo Bertinotti, sarà caratterizzato dalla continuità delle politiche economiche e sociali di Draghi e dall’avvio di una fase ‘a-fascista’.
Con le elezioni dei presidenti di Senato e Camera “si sono piantate delle ‘bandierine’ al riparo delle quali avviare il cammino del governo. Lasciando cadere il termine ‘divisivo’, che è una sciocchezza pura, uno, il presidente del Senato, ha un lungo cammino di politica nel corso del quale non ha mai ripudiato il fascismo; il secondo ha un passato che lo ha collocato sul terreno reazionario.
Fatta questa premessa, secondo me – spiega Bertinotti – la Meloni e il governo si incamminano per fare un’operazione più complessa per governare più a lungo, che passa per una continuità e due controriforme”.
La continuità è “nelle politiche economiche e sociali, con le politiche di Draghi, quelle dell’oligarchia europea”.
Le due controriforme: una sul terreno dei principi costituzionali e l’altra sul terreno delle riforme di governo.
“La prima controriforma – spiega Bertinotti – è il tentativo della Meloni di mettersi alle spalle l’Italia costituzionale del dopoguerra, quella segnata dal primato dell’antifascista e avviare una fase a-fascista che vorrebbe abbandonare il carattere forte dell’impianto costituzionale antifascista per operare una rimozione dell’antifascismo.
Il secondo elemento è la controriforma istituzionale ed è, secondo me, il passaggio da una forma di governo parlamentare a una forma di governo presidenziale, laddove il connotato presidenziale non sta sulla Repubblica ma sul governo medesimo.
La Meloni, e si vede già dai conflitti di questi giorni, si propone non come primo ministro ma come capo del governo, con una compagine governativa tenuta insieme non dall’alleanza ma dalla guida”.
Un governo che reggerà? “Dipende – risponde Bertinotti – nessuno è in grado di prevedere la dinamica fondamentale, quella del conflitto sociale. Se cade, il governo non cade sul terreno della politique politicienne ma sul suo rapporto con il Paese. Se cade.
Io non so se la politica si rende conto di questo baratro: la perdita verticale del potere d’acquisto di parte della popolazione, cosa che può prefigurare forme di rivolta e di proteste forti da parte della popolazione”.








