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[L’analisi] 43 milioni di lavoratori, rider e non solo. Ecco i numeri delle piattaforme digitali in UE

Nella sua nuova direttiva, la Commissione europea definisce le piattaforme di lavoro digitale come società basate su Internet che intermediano e organizzano il lavoro fornito da lavoratori o lavoratori autonomi a clienti terzi.

Il lavoro può essere fornito in un luogo fisico specifico “sul posto” (ad esempio consegna di cibo, trasporto in auto) o online (ad esempio codifica dei dati, servizi di traduzione).

Il modello di business delle piattaforme di lavoro digitale verte su tecnologie basate su algoritmi per abbinare in modo efficiente la domanda e l’offerta di lavoro o servizi.

Queste piattaforme offrono alle persone la possibilità di guadagnarsi da vivere o guadagnare entrate aggiuntive. Possono beneficiarne soprattutto coloro che altrimenti potrebbero incontrare difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro. Ci sono più di 500 piattaforme digitali per il lavoro attive nell’Ue.

Tra queste, aziende internazionali e piccole start-up nazionali o locali. La maggior parte di queste piattaforme fornisce servizi “on-location”. Si stima che i ricavi dell’economia delle piattaforme nell’Ue raggiungano i 20 miliardi di euro.

Tuttavia, oggi le piattaforme digitali per il lavoro devono far fronte a un mosaico di leggi e decisioni diverse in tutta l’Ue, il che rende difficile per loro espandere la propria attività oltre confine. Più di 28 milioni di persone nell’Ue lavorano attraverso piattaforme di lavoro digitali.

Entro il 2025, il loro numero dovrebbe raggiungere i 43 milioni. Tuttavia, circa il 55% delle persone che lavorano tramite piattaforme guadagna meno del salario orario minimo netto del Paese in cui lavorano. In media, le persone che lavorano tramite piattaforme trascorrono 8,9 ore a settimana svolgendo attività non retribuite (ad es. ricerca di attività, attesa di incarichi), rispetto a 12,6 ore di attività retribuite.

Ad oggi, oltre il 90% delle piattaforme di lavoro digitali nell’Ue classifica le persone che lavorano attraverso di esse come lavoratori autonomi. Secondo la Commissione, dei 28 milioni di persone stimate che lavorano tramite piattaforme nell’Ue, 5,5 milioni potrebbero essere attualmente classificati erroneamente.

I restanti 22,5 milioni di persone sono considerati correttamente classificati, sia come lavoratori dipendenti che come lavoratori autonomi.

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