Ancora il recupero dalla grande crisi non è finito che torna l’incubo di una crescita da zero virgola.
Secondo i dati presentati in apertura del Forum Confcommercio, organizzato con The European House Ambrosetti, neanche alla fine del 2024 l’Italia sarà al livello di prodotto interno lordo del 2007, diciassette anni fa.
Mancheranno ancora 145 euro di Pil a testa e 480 euro di consumi che giudica “lievemente ottimistiche” le previsioni del governo nel Def.
La crescita si fermerebbe allo 0,9% quest’anno e all’1,2% il prossimo, secondo l’analisi dell’ufficio studi di Confcommercio, al di sotto delle indicazioni del Tesoro che sono dello 0,9% nel 2023 e dell’1,5% nel 2024.
Questo andamento del Pil rimanda a un passato recente di crescita asfittica, prima della pandemia.
“Dobbiamo evitare di ripiombare nell’incubo degli zero virgola”, è stato l’appello del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che ha invitato a lavorare per costruire una “nuova e più forte fase di sviluppo” e non sprecare l’opportunità “irripetibile” del Pnrr.
“Nonostante la forte crescita del turismo, l’economia non decolla, i consumi sono sempre deboli e c’è poi una vera emergenza: mancano all’appello 230 mila lavoratori nella filiera turistica e nel commercio, che sono i principali settori in grado di produrre nuova occupazione”, ha dichiarato Sangalli.
Confcommercio ha rivendicato che “‘occupazione si crea nei servizi di mercato, con la terzializzazione dell’economia, spiegando che in 27 anni, dal 1995 a oggi, tutti i grandi aggregati produttivi hanno perso tranne il terziario di mercato, che ha generato oltre 2,7 milioni di posti di lavoro.
Anche nella fase di recupero post-pandemico oltre il 76% degli 1,77 milioni di nuovi occupati, da giugno 2020 a giugno 2022, appartengono ai servizi, nonostante sia stato il settore che ha più patito la pandemia.
Nel 2022 i consumi sono stati ancora inferiori di 20 miliardi rispetto al 2019 e, di questi, 13 miliardi sono stati persi da alberghi, bar e ristoranti.
Tra le difficoltà del settore, una “vera emergenza” per l’associazione è la mancanza di lavoratori, dovuta in primis ai fattori demografici che hanno portato alla perdita di 600 mila lavoratori potenziali della fascia 18-30 anni, dal 2011.
Anche per questo Sangalli ha sottolineato che “il nostro mercato del lavoro ha bisogno di lavoratori immigrati”.
Questa, ha aggiunto, è “una ragione in più per governare i flussi migratori e per lavorare tanto sul terreno dell’accoglienza, quanto su quello dell’integrazione”.
Su questo tema è intervenuto anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha messo in guardia dal rischio che un miliardo e mezzo di persone non potranno vivere in Africa e si rivolgeranno alla parte del mondo più vicina, più ricca nel prossimo futuro, se non si affronta il rapporto tra i due continenti.
“Sono convinto che non esista un futuro dell’Europa scollegato dal futuro dell’Africa”, ha dichiarato Crosetto.
La prima giornata del Forum ha visto anche, tra gli altri, la partecipazione del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha rimarcato l’importanza della “diplomazia economica per portare più Italia nel mondo”, in un videomessaggio, e le conclusioni del ministro per gli Affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, che ha rassicurato sul piano di ripresa e resilienza: “procediamo tranquillamente, senza problemi”, ha detto.








