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L’adattamento ai cambiamenti climatici è una priorità per il 67% degli italiani | L’indagine della Bei

Otto italiani su dieci riconoscono la necessità di adattare il proprio stile di vita agli effetti dei cambiamenti climatici.

Gli intervistati italiani considerano questa la seconda sfida più importante per il paese, dopo il caro vita.

Inoltre, molti ritengono che investire subito in interventi mirati a favorire l’adattamento climatico contribuirà ad evitare costi maggiori in futuro.

Lo evidenzia la settima indagine annuale sul clima della Banca europea per gli investimenti (Bei).

Dalla ricerca emerge inoltre che il 97% degli intervistati italiani ritiene importante che il paese si adatti ai cambiamenti climatici, e per il 67% (17 punti in più rispetto alla media Ue del 50%) di loro è una priorità.

L’adattamento è visto anche come un’opportunità economica e un investimento a lungo termine per il paese: il 91% ritiene che investire a favore dell’adattamento climatico contribuisce a creare posti di lavoro e a rilanciare l’economia locale (rispetto all’86% nell’Ue) e anche il 91% concorda sulla necessità di affrontare subito questa spesa per evitare costi maggiori in futuro.

Se da un lato gli intervistati italiani riconoscono che investire in misure a favore dell’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici offra opportunità, dall’altro, la loro esperienza personale con eventi meteorologici estremi aumenta il senso di urgenza nell’implementare le misure con l’89% degli intervistati che ha vissuto almeno un evento meteorologico estremo negli ultimi cinque anni (9 punti al di sopra della media Ue).

In particolare, il 61% ha sperimentato ondate di calore e picchi estremi di temperatura (6 punti al di sopra della media dell’Ue), il 38% ha sofferto a causa della siccità (3 punti al di sopra della media dell’Ue) e il 37% è stato colpito da nubifragi o grandinate.

A fronte di queste e altre testimonianze l’83% degli italiani riconosce che dovrà modificare il proprio stile di vita in conseguenza dei cambiamenti climatici (rispetto al 72% dell’Ue).

E ancora 34% pensa di doversi trasferire in un luogo meno vulnerabile dal punto di vista climatico per evitare inondazioni, incendi boschivi o altri eventi meteorologici estremi; il 32% afferma che dovrà trasferirsi in una regione o in un paese più fresco.

Le principali priorità identificate dagli intervistati italiani per adattarsi ai cambiamenti climatici a livello locale sono: educare il pubblico ad adottare comportamenti che prevengano e affrontino gli eventi meteorologici estremi (51%, 13 punti in più rispetto alla media Ue del 38%); migliorare le infrastrutture, ad esempio realizzando migliori sistemi di drenaggio, barriere anti-inondazione, rifugi anti-tempesta o reti elettriche resilienti (47%, 8 punti sopra la media Ue 39%), raffrescare le città piantando alberi lungo le strade o creando spazi verdi (41%).

Quanto a chi deve pagare questi interventi, un terzo degli intervistati, il 34%, ritiene che i costi siano attribuibili alle imprese e alle industrie che contribuiscono di più ai cambiamenti climatici; un altro terzo crede le spese dovrebbero essere ripartite in modo equo e generalizzato; il 19% sostiene che i costi dovrebbero essere sostenuti dai più abbienti tramite tasse più elevate.

Per quanto riguarda i primi beneficiari dell’aiuto all’adattamento, per il 40% (rispetto al 38% nell’Ue) tutti debbono esserlo, in modo equo; per il 26% gli anziani in via prioritaria, e per il 22% i prioritari sono coloro che vivono in zone ad alto rischio.

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