“E’ ben evidente al tempo stesso come l’elezione di Trump offra a Meloni delle opportunità politiche tutt’altro che marginali”.
Lo scrive Giovanni Orsina sulla Stampa: “Conferma innanzitutto la lettura politica della nostra epoca che la Presidente del Consiglio ha messo alla base della sua azione politica.
Una lettura che, a ripercorrerla in breve, denuncia l’autoreferenzialità e perdita di rappresentatività crescenti delle élite progressiste, vieppiù concentrate su temi che la maggioranza dell’opinione pubblica considera marginali, e vaticina di conseguenza l’inevitabile affermarsi nello spazio politico democratico di una nuova destra capace di connettersi al senso comune di quella maggioranza, restituirle un minimo di identità e solidarietà collettive e tutelarne gli interessi in casa e sulla scena globale.
Poiché la politica è in buona parte amministrazione del futuro – sottolinea l’editorialista – il politico che dimostri di saper leggere correttamente il corso della storia guadagna immediatamente forza agli occhi degli elettori.
E non solo. Il politico che dimostri di saper leggere correttamente il corso della storia avrà maggiori possibilità di affrontarla con un piano d’azione efficace.
Nei suoi due anni di governo, Meloni ha seguito in Europa una strategia dell’ambiguità: ha dialogato e collaborato col centro destra del Partito popolare, ma ha preservato buoni rapporti anche con le destre patriottiche e sovraniste.
Il disegno era chiaro: poiché era convinta, come detto, che le destre fossero destinate a crescere elettoralmente, riteneva che la conventio ad excludendum nei loro confronti dovesse prima o poi venire meno e che ci fosse quindi bisogno di un «pontiere» o «traghettatore» che, al momento giusto, le riportasse all’interno del gioco.
E si candidava a svolgere questo ruolo, persuasa di poterne trarre un vantaggio politico.
Adesso l’elezione di Trump, ferme restando le occasioni perdute, rafforza senz’altro la strategia.
L’affermarsi delle destre, la diagnosi da cui Meloni era partita, è sempre più evidente.
E il mainstream europeo – conclude – sarà costretto a trattare con Trump- e la Presidente del Consiglio, forte del rapporto col nuovo inquilino della Casa Bianca, anche attraverso Elon Musk, potrà più che mai candidarsi a far da pontiere, in questo caso tra le due sponde dell’Atlantico”.








