Il Presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, nella relazione tenuta in occasione dell’anno giudiziario della Regione Lazio venerdì scorso, oltre a dar conto della significativa attività svolta nel corso dell’anno 2023 dalla sezione giurisdizionale, ha colto l’occasione per svolgere riflessioni di più ampio respiro che investono il sistema giustizia nella sua complessità.
Un’analisi lucida ed equilibrata, la quale invita tutti i soggetti protagonisti della vita istituzionale del Paese ad assumere posizioni e ruoli adeguati, nonché coerenti, coerenti con la funzione a ciascuno di essi demandata, in una prospettiva (imprescindibile) che sappia fare della leale collaborazione istituzionale il perno attorno al quale celebrare la virtuosa esplicazione dell’azione pubblica.
Di particolare importanza il richiamo alla fondamentale disposizione costituzionale giusta la quale “i giudici sono soggetti soltanto alla legge” la quale se vale ad escludere, per ragioni facilmente intuibili, l’assoggettamento del potere giudiziario a qualsiasi altra forma di potere (esplicito o implicito), intende altresì dar conto dell’impossibilità di “usurpare” le funzioni proprie del legislatore.
Nella prospettiva, fondamentale, di tutela dei diritti e delle prerogative fondamentali che pertengono ai cittadini, si colloca l’importante ruolo istituzionale svolto dalla Corte dei conti, alla quale – giusta la visione proposta da Tommaso Miele e alla luce anche delle riforme legislative che si profilano – viene chiesto di incarnare un ruolo differente, che sappia stare al passo con le esigenze di un Paese che ha un urgente bisogno di avviare importanti percorsi di ripartenza, nonché processi culturali nuovi capaci di alimentarli.
Riportiamo di seguito uno stralcio della Relazione del Presidente Miele.
Tommaso Miele
Il rinnovamento del paese e le riforme in atto
1. Le riforme istituzionali.
Il nostro Paese, al pari degli altri, viene da eventi storici che hanno fortemente inciso sull’economia degli ultimi anni, quali la crisi economica del 2008, che ancora non è risolta, la crisi pandemica, la crisi energetica e, da ultimo, la crisi dovuta ai vari focolai di guerra in diverse aree del mondo che non possono non avere riflessi sull’economia, sulla vita politica e sociale della nostra generazione e quella dei nostri figli.
Per affrontare adeguatamente il futuro abbiamo bisogno di istituzioni che garantiscano la stabilità di governo, e di una Pubblica amministrazione al massimo livello di efficienza, e per questo servono riforme che non possono non andare nel segno della discontinuità. Non possiamo affrontare il futuro con strumenti non adeguati alle mutate esigenze politiche, sociali, economiche e tecnologiche. Dobbiamo farci trovare pronti per le sfide che ci attendono.
Abbiamo anche la responsabilità generazionale di lasciare ai nostri figli valori importanti e un Paese moderno ed efficiente, assicurando loro istituzioni efficienti e ben funzionanti, un’economia sana e una società radicata su quei valori che ci hanno consegnato i nostri padri costituenti. Occorre uno scatto di orgoglio, senza arroccarsi a difesa di situazioni non più adeguate ai tempi.
Assai spesso la burocrazia e le lentezze della Pubblica amministrazione hanno scoraggiato gli investitori stranieri dall’investire nel nostro Paese, bloccando, di fatto, il rilancio dell’economia.
Per questo motivo occorre, quindi, guardare con attenzione a riforme volte a conseguire l’obiettivo del buon funzionamento delle istituzioni e della pubblica amministrazione.
È auspicabile anche che si riaffermi un corretto e leale rapporto di collaborazione fra le istituzioni. Non può negarsi che negli anni passati, a partire dall’inizio degli anni Novanta, ci sono stati sconfinamenti fra organi e poteri dello Stato nell’esercizio delle rispettive funzioni. Oggi è più che mai necessario che si ristabiliscano i ruoli che la Costituzione assegna a ciascun organo e a ciascuna istituzione, e che si ristabilisca un corretto rapporto fra di essi, in cui ciascuno faccia solo, e soltanto, ciò che deve fare nel solo perseguimento dell’interesse pubblico.
Per il miglior e funzionamento delle istituzioni è auspicabile che – come ha scritto recentemente un noto costituzionalista – “(..) ogni cosa torni al suo posto”, e il posto non può essere che quello previsto dalla Costituzione. Se la dialettica tra istituzioni è per molti aspetti fisiologica, la bussola per l’ordinato svolgimento dei rapporti tra esse non può che essere, infatti, la Costituzione.
2. La tutela dei diritti e la riforma della giustizia.
Fra queste riforme assume particolare rilievo la riforma della giustizia.
Da anni il nostro Paese vive una crisi della giustizia che si riflette nella vita sociale, nella politica e nell’economia, sulla tutela dei diritti e delle garanzie.
Ebbene, anche con riferimento alla Giustizia occorre tornare alla Costituzione, occorre – come è stato detto anche in un importante convegno sulla giustizia che si è svolto a Palermo all’inizio dello scorso mese di ottobre – “ricostituzionalizzare la Giustizia”.
Anche con riguardo a questa tematica occorre riscoprire quanto previsto dall’art. 101 Cost., secondo cui “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Ciò sta a significare, da un lato, che il giudice non è assoggettato ad alcun altro potere, essendo in un Paese democratico la magistratura autonoma ed indipendente da ogni altro potere, e dall’altro, che non può e non deve diventare egli stesso legislatore, in quanto in un Paese democratico la legge la fa il Parlamento e il giudice deve limitarsi ad applicarla (art. 101 Cost.).
Come è stato detto sempre a Palermo nel convegno sulla Giustizia appena ricordato “(..) la preminenza del ruolo del Parlamento e la soggezione del giudice alla legge, ai sensi dell’articolo 101 della Costituzione, lungi dal descrivere la prevaricazione di un potere su un altro, sono il segno distintivo della democraticità del nostro sistema e un postulato diretto del principio della sovranità popolare”.
3. Riaffermare la cultura del garantismo.
È bene che si chiuda, pertanto, una stagione in cui la cultura del giustizialismo ha, assai spesso, compresso le garanzie e i diritti dei cittadini. Ben vengano allora riforme volte a riaffermare quei diritti, quelle garanzie e quelle libertà tutelati nella nostra Costituzione e a riaffermare la cultura del garantismo, il pieno rispetto dei diritti di libertà del cittadino, la dignità della persona, riuscendo a coniugare difesa sociale e tutela dei diritti e delle garanzie.
Per questo, come ho detto anche in altre occasioni, e non mi stancherò mai di dirlo, la Giustizia deve essere una giustizia rapida, efficiente, e soprattutto deve essere una Giustizia giusta, finalizzata alla affermazione della Giustizia e all’accertamento della verità e non al giustizialismo e alla vendetta.
Noi giudici soprattutto dobbiamo avere piena consapevolezza degli effetti delle nostre decisioni, dobbiamo avere consapevolezza del fatto che esse incidono sulla vita delle persone, sulle loro famiglie, sulla loro dignità, sulle loro relazioni sociali.
4. Il ruolo istituzionale della Corte dei conti e possibili interventi di riforma delle sue funzioni.
Nel contesto delle riforme vengono in rilievo anche il ruolo e le funzioni della Corte dei conti, e non v’è dubbio che anche essi abbiano bisogno di alcuni interventi ed aggiustamenti che sappiano coniugare il miglior funzionamento della pubblica amministrazione, la massima efficienza dell’attività amministrativa e la corretta ed oculata gestione delle risorse pubbliche.
La paura della firma esiste, ma la soluzione non è certamente quella di eliminare o di attenuare le responsabilità di chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica e a gestire ingenti somme di denaro pubblico, e tollerare che tali somme vengano gestite con superficialità e leggerezza, perché in un Paese moderno e democratico autonomia e responsabilità sono una endiadi inscindibile. Eliminare o attenuare i controlli e le responsabilità significa abbassare il livello di attenzione e creare sacche di impunità nella corretta gestione delle risorse pubbliche e nel controllo della spesa pubblica.
I cittadini hanno diritto ad una sana e corrretta gestione delle risorse pubbliche, e in questo senso – come dicevo – la Corte dei conti rappresenta un presidio di legalità e di democrazia, perché esercita le funzioni di controllo e giurisdizionali che la Costituzione le intesta in nome e per conto dei cittadini che pagano le tasse.
Oggi, tuttavia, il Paese chiede anche alla Corte dei conti un ruolo diverso. Più che incutere paura e sanzionare le amministrazioni e gli amministratori a posteriori, chiedendo loro ingenti risarcimenti, a volte a distanza di anni dai fatti che hanno dato origine a fattispecie di danno erariale, essa deve essere un punto di riferimento, deve svolgere un ruolo di assistenza e di guida preventiva, prima che il danno venga cagionato, piuttosto che intervenire dopo che lo stesso sia stato prodotto, e peraltro, con scarse possibilità di effettivo recupero.
Oltre ad una regolazione chiara, occorre guardare, quindi, ad una Corte dei conti che effettui tempestivamente ed efficacemente i controlli e che riesca anche a stare vicino ed a rassicurare gli amministratori avendo cura di non ingerirsi nella gestione attiva dell’amministrazione.
A tale riguardo la Corte dei conti, nella sua duplice veste di Istituzione superiore di controllo della Repubblica italiana e di suprema magistratura contabile, potrebbe fornire all’amministrazione, allorché sussista un dubbio, il solo principio generale di diritto applicabile alle fattispecie simili a quella sottoposta al suo esame, senza peraltro sostituirsi all’amministrazione medesima nella risoluzione del caso concreto (dac mihi factum, dabo tibi ius). In questo modo, più che censurare e sanzionare a posteriori le amministrazioni e gli amministratori e funzionari pubblici, la Corte potrebbe assisterli ed accompagnarli nello svolgimento delle funzioni ad essi intestate e nella gestione della spesa pubblica.
Per attenuare e superare la paura di firmare provvedimenti da cui possono derivare ipotesi di danno erariale, si potrebbe, quindi, pensare a possibili innovazioni sul fronte del controllo, ampliando le ipotesi degli atti assoggettati al controllo preventivo di legittimità ad alcune specifiche alcune fattispecie particolari, e rendendo effettiva la funzione consultiva già intestata alla Corte dei conti dall’articolo 7, comma 8, della legge n. 131/2003 (la c.d. legge La Loggia).
In tal caso, però, la Corte dovrebbe essere messa in condizioni di esercitare effettivamente tali funzioni, evitando che si crei la funzione senza mettere l’organo che ne è intestatario nelle condizioni di esercitarla effettivamente.
Anche la disciplina della responsabilità amministrativa potrebbe avere bisogno di interventi normativi, ma occorre stare attenti a non indebolire il carattere di deterrenza della responsabilità amministrativa, perché si potrebbero creare sacche di impunità e una sorta di irresponsabilità degli amministratori e dei funzionari pubblici che mal si concilierebbero con la buona amministrazione e con la corretta ed oculata gestione delle risorse pubbliche.
In tal modo la Corte dei conti, fermo restando il suo ruolo magistratuale, darebbe un sicuro contributo, nell’esercizio delle funzioni di controllo, ad assicurare la legittimità della spesa pubblica e a tenere i conti in ordine, e a garantire, nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali, la corretta gestione delle risorse pubbliche.
In tale ottica va rilevato che è stato di recente presentato, ed è attualmente all’esame del Parlamento, il c.d. disegno di legge Foti, che prevede innovazioni riguardanti proprio il ruolo e le funzioni della Corte dei conti e la disciplina della responsabilità amministrativa.
In tale contesto, è auspicabile che, in uno spirito di leale collaborazione, la Corte possa dare, in sede di audizione, un fattivo e costruttivo contributo per conseguire l’obiettivo di conciliare la buona amministrazione con i controlli e le responsabilità che devono garantirla, e per fare in modo che gli amministratori e i funzionari pubblici non debbano più guardare alla Corte dei conti, nelle sue diverse funzioni, con timore o con diffidenza, ma debbano, piuttosto, vedere nella Corte dei conti una risorsa, la migliore e più sicura alleata per realizzare e garantire quei diritti alla legalità, al buon andamento, all’imparzialità dell’azione amministrativa, e alla corretta gestione delle risorse pubbliche che la Carta costituzionale ha voluto garantire ed assicurare a tutti i cittadini.








