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La transizione energetica è un trilemma che richiede subito nuove soluzioni | L’analisi di Fausto Torri, responsabile area Energy e Utility Italia, Europa Centrale e Grecia per Accenture

Accessibilità alle risorse energetiche, sostenibilità ambientale ed equità sociale: è questo il trilemma che oggi impegna l’Italia e tutte le grandi economie mondiali per accelerare la transizione energetica verso un modello meno dipendente dalle fonti ad alta emissione.

E poi c’è il tempo, la promessa è di raggiungere l’obiettivo di zero emissioni entro il 2050.

La sfida è grande, tuttavia secondo il nuovo Rapporto dell’Iea, è ancora possibile contenere la crescita del riscaldamento globale entro 1.5 C e azzerare le emissioni nel 2050, ma è fondamentale adottare azioni più audaci e instaurare una maggiore collaborazione internazionale.

E soprattutto accelerare i tempi della transizione.

In questa marcia verso un mondo più sostenibile gli obiettivi di mix delle fonti energetiche, oltre a essere ambiziosi, devono essere, al contempo, realizzabili.

Sicuramente non potremo abbandonare già da domani l’utilizzo delle fonti fossili: la domanda di energia non potrebbe essere soddisfatta a breve dalle sole fonti rinnovabili.

Quindi, oltre alla necessaria accelerazione nell’adozione delle fonti rinnovabili, la soluzione per una transizione intelligente passa attraverso alternative ponte, come il gas naturale, in virtù del suo minor impatto ambientale fra le fonti fossili.

Ci sono poi le opportunità che l’evoluzione tecnologica rende sempre più percorribili, come la produzione di energia da centrali nucleari, che diventano sempre più sicure, più efficienti e con una minor produzione di scorie.

L’idrogeno, poi, avrà un ruolo crescente come vettore energetico, sia per il trasporto che lo stoccaggio efficiente dell’energia.

E c’è la cattura della CO2 (ccs) che offre una possibilità di decarbonizzare le produzioni di energia dal fossile.

In Accenture, in qualità di partner dei grand player, lavoriamo a questa missione e crediamo che oggi più che mai, a metà strada fra la firma degli accordi di Parigi e la prima importante scadenza del 2030, sia necessaria un’accelerazione delle azioni.

Le nostre recenti ricerche, condotte su circa 2.000 grandi aziende a livello mondiale, mostrano infatti che solo un quinto delle aziende sta tagliando le emissioni per raggiungere gli obiettivi di net zero al 2050, solo un terzo le sta riducendo, ma non abbastanza velocemente, mentre la metà le sta aumentando.

I settori a grandi emissioni (cosiddetti hard to abate) come l’energia, il cemento, l’acciaio, stanno sì investendo nella transizione, ma non alla velocità e intensità necessarie, complice il clima di incertezza e volatilità dovuto anche alle crisi geopolitiche in corso.

C’è ancora molto da fare, e velocemente.

Per avere un’idea: la domanda di energia pulita dei soli settori chimica, cemento e mobilità elettrica richiederebbe 861 impianti nucleari in Europa (oggi 101) oppure 1.900 Gw di produzione eolica, che occuperebbe uno spazio grande quanto tutta la Spagna.

Gli interventi governativi sui settori industriali (Ira in Usa, Green Deal in Europa, Pnrr in Italia) certamente aiutano, ma da soli non sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi nei tempi sfidanti.

Servono meccanismi abilitanti che portino il sistema (pubblico e privato), ad accelerare in modo virtuoso.

Noi crediamo siano necessari tre imperativi: implementare costi differenziati per prodotti e servizi sostenibili (i cosiddetti green premium); portare a scala l’energia low-carbon e l’idrogeno; ridurre i costi (sia operativi che in conto capitale) per le infrastrutture sostenibili.

Queste sfide impongono alle aziende di essere sempre più resilienti, agili e innovative; per Accenture ciò richiede una totale reinvenzione dei modelli aziendali, operativi e di business, che parte innanzitutto da un solido digital core.

L’AI generativa, inoltre, rappresenta oggi il fattore critico di successo per accelerare la reinvenzione, ed è così che la pensano i dirigenti del 73% delle aziende del settore petrolifero e del gas secondo i nostri recenti studi.

Affinché ciò diventi effettivamente realtà, le aziende dovranno anche combinare la tecnologia con l’imprescindibile componente umana, investendo nei talenti e fornendo loro le condizioni per guidare questa trasformazione.

L’Italia può giocare un ruolo da protagonista in questa sfida e trarne grandi benefici, sfruttando al meglio i suoi punti di forza: in primis, la posizione geografica fra Africa, Medioriente ed Europa, che la rende un hub strategico e sostenibile a livello mondiale, unita a un’importante dotazione infrastrutturale (ne sono un esempio i 40.000 chilometri di gasdotti che collegano il continente africano all’Europa).

La sfida è grande, ma anche la ricompensa è allettante: un mondo più sostenibile e uno sviluppo economico solido ed equo.

Una grande opportunità per l’Italia.

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