Misure per contenere l’indicizzazione al caro vita di pensioni e prestazioni sociali, tagli per 600 milioni l’anno ripartiti tra Regioni e Comuni, rimodulazioni e sforbiciate per i ministeri.
Il governo, si legge su MF-Milano Finanza, avvia una sostanziosa revisione della spesa che, nelle intenzioni, dovrà portare risparmi per 10 miliardi in tre anni, di cui 7 miliardi nel solo 2026 e dovrà dispiegarsi anche negli anni a seguire.
Entro il 2027, si legge nella bozza del disegno di legge di bilancio che va una volta per tutte oltre i titoli, una commissione nominata dal ministero dell’Economia, con il contributo del Cnel, dovrà valutare i parametri e i criteri da utilizzare per permettere la rivalutazione delle prestazioni previdenziali e sociali.
La coperta è corta, nonostante un tesoretto da 200 milioni per le esigenze indifferibili.
I limitati spazi di intervento vengono imputati al costo del Superbonus e all’aumento degli interessi sul debito per effetto del rialzo dei tassi.
Fatto sta che la manovra da 24 miliardi è finanziata per 15,7 miliardi in deficit.
La restante parte delle coperture richiede uno sforzo aggiuntivo, per non disattendere gli impegni che vanno oltre il taglio del cuneo fiscale e l’accorpamento delle prime due aliquote Irpef, finanziate con il maggior indebitamento.
C’è subito da gestire l’adeguamento delle pensioni all’inflazione, che sarà pieno solo per gli assegni fino a quattro volte il minimo.
A scendere sarà del 90% per le prestazioni tra 2.000-2.500 euro; del 53% tra cinque e sei volte il minimo; dl 47% per quelli fino a otto volte; al 37% fino a 10 volte.
Superata tale soglia ci sarà una riduzione dal 32% al 22%.
Andare in pensione diventa comunque un po’ più complicato.
Per i lavoratori che hanno cominciato a versare contributi dal 1996 sale l’importo minimo maturato necessario per poter accedere alla pensione tre anni prima dell’età di vecchiaia.
La soglia dei contributi passa da 2,8 a 3,3 volte l’assegno sociale.
A valori del 2023 vuol dire passare da 1.409 euro a 1.660.
E dal 2025 per lasciare il lavoro in anticipo potrebbero non essere più sufficienti 42 anni e 10 mesi di contributi, oltre ai tre mesi di finestra mobile, perché viene anticipato alla fine del 2024 il periodo nel quale non sono previsti adeguamenti alla speranza di vita.
Per recuperare risorse la revisione della spesa interverrà poi sul turnover e con sforbiciate sulle amministrazioni che per le Regioni saranno di 350 milioni l’anno fino al 2028 e per gli enti locali di 250 milioni.








