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La sfida del turismo italiano: tra capacità di innovare e riscoperta del valore della tradizione

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Nonostante l’innovazione venga avanti a passi veloci, l’industria turistica italiana stenta a tenere il passo, ciò è confermato anche dal ‘Piano Strategico per il Turismo 2020’. Questa bassa propensione all’innovazione è ovviamente un’ulteriore criticità che va ad aggravare la capacità di ripartenza del settore messo in ginocchio dalla grave crisi scatenata dal Covid-19.

Di contro, è fondamentale comprendere come l’innovazione sia un fattore determinante per aumentare il capitale competitivo sul mercato turistico.

Con l’obiettivo di rendere la vita più semplice agli utenti, la componente digitale gioca di sicuro il ruolo primario. L’innovazione digitale, infatti, è diventata fattore fondamentale per la competitività a qualsiasi livello – dal sistema paese al micro-operatore – e in ogni fase del tourist journey – dall’ispirazione, all’esperienza in loco, al post viaggio.

Per affrontare le sfide della ripartenza sarà dunque sempre più necessario intraprendere un lavoro impegnativo che dovrebbe svilupparsi principalmente su due direzioni tra loro interconnesse. Da un lato, il rafforzamento degli strumenti digitali (si pensi, ad esempio, ai sistemi di raccolta e analisi di grandi volumi di dati – big data – per estrarre informazioni, alle applicazioni di Blockchain, alla tecnologia mobile e i possibili sviluppi del 5G, alla realtà aumentata, all’Internet of Things (IoT) e gli assistenti virtuali) – fondamentali per il customer care e per creare un’esperienza turistica sempre personalizzata e user-friendly. Dall’altro, il perseguimento di un’ottica strategica, che sappia guardare anche all’esempio di altri settori quando serve, indispensabile per un corretto posizionamento di lungo periodo.

Le attività in destinazione e i relativi servizi (attività culturali, sportive, ristorazione, shopping, parcheggi, ecc.) sono la componente che riscontra la maggiore dinamicità negli ultimi anni nell’esperienza di viaggio. Mescolare assieme tecnologie, conoscenza e reti rappresenta un fattore vitale per alimentare l’innovazione di tutte queste attività. Non solo favorisce lo scambio informativo, ma aiuta anche a generare conoscenza collettiva e soprattutto a valutare e sedimentare questa conoscenza. Da ciò ne deriva che per intervenire con efficacia sulle attività in destinazione è fondamentale fare leva sulla capacità di sviluppare e realizzare efficaci strutture decisionali, informative e comunicative. E’ altresì indispensabile saper sviluppare e incrementare l’absorptive capacity, cioè creare capacità interorganizzative in grado di facilitare l’apprendimento, la reciprocità e la trasparenza nello scambio di informazioni e conoscenza. Quanto appena raccontato deve essere trasferito con rapidità ed efficacia alle c.d. “destinazioni minori”, ovvero borghi e piccoli centri che sono l’identità profonda della tradizione italiana. Infatti, se la salute e la sicurezza sono le preoccupazioni principali per i viaggiatori in questo momento e lo saranno post COVID-19, è probabile che la ricerca di nuove destinazioni – ma anche nuove stagioni e modalità di consumo turistico più sostenibile e responsabile – farà aumentare la richiesta di tour per piccoli gruppi ed esperienze autoguidate in luoghi più isolati, meno conosciuti e fuori dagli schemi.

A seguito di COVID-19, sarà ancora più evidente la necessità anche per questi luoghi di investire sull’innovazione che comprende aspetti che vanno oltre il mero concetto di digitalizzazione, tra cui la capacità degli operatori di innovare nell’ambito dei modelli di business e della sostenibilità ambientale e sociale delle loro attività.  Sarà necessario lavorare sia sul fronte della produzione dei servizi turistici sia sul fronte della distribuzione, cioè saper disegnare una travel experience efficace, saperla realizzare, comunicare e vendere.

Affinché si inneschi questo processo virtuoso, tuttavia, sarà imprescindibile creare un ecosistema capace di incoraggiare la produzione di nuove idee di business per il turismo e l’aggregazione e integrazione degli operatori turistici tra loro e con i servizi connessi.

La sfida da affrontare non è per niente facile: creare nuove ragioni per restare, per dare vita a un  rinascimento territoriale imperniato sul turismo e l’accoglienza. Si tratta di trasformare i limiti, come l’isolamento, il progressivo spopolamento e la scarsa dotazione di infrastrutture fisiche e tecnologiche, in opportunità per viaggiatori e nuovi abitanti. Si sta parlando, in altri termini, di un nuovo approccio allo sviluppo turistico delle destinazioni minori che, ispirato dalla SNAI (Strategia Nazionale per le Aree Interne), veda come elementi fondanti l’innovazione e la digital transformation, driver in grado di innescare processi virtuosi di crescita socio-economica. Questa risposta, ovviamente, va ben oltre la crisi innescata dal COVID-19 perché dà risposta a una nuova dimensione dell’abitare e del vivere i luoghi che, dopo anni di folle consumo del suolo e di crescita irresponsabile, ora diventa sempre più attenta alla salvaguardia dell’ambiente e al rispetto della fragilità e complessità delle comunità locali.

Ma attenzione! Se un piccolo borgo non è attrezzato per ospitare tante persone contemporaneamente, ecco che rischierebbe di diventare un nuovo focolaio di contagio. E’ evidente, dunque, che il successo di un intervento di questo tipo deve necessariamente basarsi sulla promozione di politiche che privilegino il capitale umano, l’educazione e l’istruzione, nonché la messa in rete dei bisogni per garantire una massa critica adeguata a un’efficace fornitura di servizi. Quindi, stiamo parlando di una strategia che non va d’accordo con l’improvvisazione perché richiede un approccio smart che, attraverso l’abilitazione tecnologica del territorio, sia in grado di facilitare nuove economie, coerenti con le vocazioni e le identità della comunità locale.

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