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La rivincita dell’atomica | Lo scenario

La nuova alleanza italo-francese, tra Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, Edf ed Edison, si muove in un contesto sicuramente più favorevole rispetto all’accordo di 10 anni fa tra Enel e il colosso pubblico francese per realizzare sei reattori Epr, annullato a fine 2012, un anno e qualche mese dopo il disastro di Fukushima.

Il nucleare, infatti, al netto dei continui allarmi che arrivano dalle obsolete centrali ucraine finite sotto il fuoco russo, è sempre meno un tabù e le nuove tecnologie stanno incontrando un indice di gradimento mai registrato prima. Viene visto come un freno alla volatilità dei prezzi e una garanzia di indipendenza energetica.

Cinque italiani su 10, secondo un sondaggio Swg sono favorevoli ai reattori di nuova generazione.

La percentuale sale in Francia, il Paese europeo che produce dall’atomo il 70% dell’energia: un sondaggio Ifop, commissionato dal settimanale Le Journal du Dimanche, rivela che il 75% degli intervistati vede di buon occhio il nucleare.

In Francia il governo Macron non ha abbandonato gli Epr, ma sta puntando molto sui reattori di minori dimensioni, gli Smr (Small modular reactor). «Gli Smr hanno caratteristiche di sicurezza molto elevate, richiedono investimenti contenuti e possono essere utilizzati per produrre energia elettrica e termica, rispondendo in modo versatile alle esigenze del sistema elettrico e dei», spiegano dal fronte Edf-Ansaldo.

Replicabili in serie, più facili da collocare sul territorio, persino relativamente economici, questi mini-impianti sono alla portata di mano anche delle società più piccole, come dimostra sempre. Oltralpe il proliferare di start-up a capitale privato. Negli ultimi due anni ne sono nate 4 per provare a realizzare il nucleare in miniatura, la più accreditata è Jimmi Energie, che sta sviluppando il reattore ad altissima temperatura Htr da appena 14 MW, destinato ad alimentare singoli impianti industriali in sostituzione di gas e carbone.

Ma i capitali privati si stanno concentrando soprattutto sulle tecnologie da fusione (in contrapposizione alla fissione, il processo che innesca il nucleare tradizionale), che guarda al sole e alle stelle per replicare una produzione di energia potenzialmente illimitata, senza uranio, senza scorie né rilascio pericolo di radiazioni. Il nome suggestivo col quale spesso vengono presentate queste tecnologie, infatti, è “sole in bottiglia”, ma c’è anche chi preferisce definirle il Santo Graal dell’energia.

Secondo il rapporto 2022 della Commissione europea sugli sviluppi del nucleare, il primato è ancora degli Stati Uniti, con 21 progetti finanziati da società indipendenti, su un totale di 33. Tra queste c’è la californiana Tae Technologies, che di recente ha annunciato di aver raccolto 250 milioni di dollari nel suo ultimo round di finanziamento, attirando nuovi investitori come Chevron e richiamando quelli già della partita, come Google. In totale oggi la società dispone di fondi per 1,2 miliardi di dollari.

Anche Eni è ben posizionata negli Stati Uniti, come azionista della joint venture Cfs (Commonwealth Fusion System), insieme al Mit, il Massachusetts Institute of Technology, tra le più celebri università al mondo nelle discipline tecniche e scientifiche. La raccolta di Cfs, che sviluppa la fusione a confinamento magnetico, ha già superato quella di Tae, aggiudicandosi investimenti per oltre 2 miliardi di dollari da finanziatori del calibro di Bill Gates, Google, Soros Fund Management, e fondi e società specializzate. Il punto di svolta è arrivato nel 2021, quando Cfs ha effettuato con successo il primo test al mondo del magnete con tecnologia superconduttiva Hts (High Temperature Superconductors), che assicura il confinamento del plasma (una miscela di deuterio e trizio) nel processo di fusione magnetica.

In pratica, è la prova che si potrà procedere verso una fusione stabile e controllata da impiegare in futuro negli impianti di produzione. Il 9 marzo a Devens, Eni e Cfs hanno impresso una nuova accelerazione al processo per l’industrializzazione dell’energia da fusione nel prossimo decennio. Si comincerà con Sparc, che punta ad essere il primo impianto pilota a confinamento magnetico al mondo a produzione netta di energia da fusione, che si raggiunge quando l’energia prodotta è superiore a quella è in costruzione e sarà operativo entro il 2025. Sparc, a sua volta, farà da banco di prova per lo sviluppo di Arc, la prima centrale elettrica industriale da fusione in grado di immettere elettricità in rete, che dovrebbe essere operativa nei primi anni del 2030.

Il boom dei finanziamenti privati sta interessando tutte le start-up, joint venture eccetera che sempre più numerose inseguono la fusione. Sempre stando allo studio della Commissione Europea, infatti, “non solo il numero di società private è in rapida crescita, ma anche il flusso di capitale privato”. A oggi il totale dei finanziamenti raccolti supera i 5 miliardi di euro, dai 4,7 miliardi del 2022. La stragrande maggioranza di questi finanziamenti è andata agli Stati Uniti, ricomprendendo quindi anche Commonwealth Fusion Systems. Helion Energy si è assicurata 500 milioni di dollari, che potrebbero salire di altri 1,7 miliardi al raggiungimento di specifici target.

A Zap Energy sono andati 160 milioni di dollari per continuare lo sviluppo del proprio dispositivo Z-pinch. Altri incrementi di raccolta citati dal rapporto riguardano la canadese General Fusion, con 130 milioni di dollari, e la britannica Tokamak Energy con oltre 200 milioni di dollari. Come il Mit, anche un altro celebre ateneo statunitense, Princeton, ha sposato la causa della fusione, con Princeton Stellarators. Se gli Stati Uniti sono i leader nella fusione a capitali privati, negli ultimi anni stanno emergendo anche alcune realtà europee della fusione, come segnala la ricognizione di Bruxelles.

La meno recente è Marvel Fusion, con sede a Monaco, fondata nel 2019. L’azienda persegue il progetto di fusione di proton-boro 11 (pB11) per l’Icf, la fusione a confinamento inerziale, e ha già all’attivo un’ampia serie di simulazioni. Ha ottenuto finanziamenti per circa per 60 milioni di euro da investire nei passi successivi. Renaissance Fusion, invece, è nata nel 2020 a Fontaine (Grenoble). L’azienda francese ha scelto di concentrarsi sul progetto Stellarator utilizzando magneti superconduttori ad alta temperatura.

La fase sperimentale è prevista entro il 2025.Focused Energy è parzialmente europea, con uffici sia negli Stati Uniti che in Germania, ed è stata fondata nel 2021. L’azienda mira a ottenere la fusione a confinamento inerziale attraverso deuterio e trizio, ma ancora non avrebbe dato visibilità ai suoi risultati. Il finanziamento ottenuto ammonta a 25 milioni di dollari. La new entry nel settore privato europeo della fusione è la società italiana Deutelio, fondata nel 2022, che sta portando avanti il progetto a confinamento magnetico Polomac.

Tra i programmi a trazione pubblica, il più conosciuto è sicuramente Iter, il reattore termonucleare internazionale, che detiene anche un altro record: è l’iniziativa di fusione più finanziata al mondo. Iter mette insieme davvero tutti: Unione Europea, Stat i Uniti, Cina, Russia, Giappone, Corea e India. Ma è l’Ue che ospita il reattore, e che finanzia circa il 45% dei suoi costi, mentre dalle altre nazioni coinvolte arrivano singole quote del 9%. Il reattore è situato nel sud della Francia. Il progetto ha accumulato notevoli ritardi.

Da tabella di marcia originaria, era destinato ad essere operativo nel 2020, per produrre il primo plasma entro la fine del 2025, scadenza che però ora sembra destinata ad allungarsi almeno fino al 2027 o più in là. Le ragioni sono molteplici, e c’entra anche la pandemia di Covid-19. L’invasione russa dell’Ucraina e le relative sanzioni alla Russia sembrerebbero aver causato solo lievi ritardi nella tempistica: Mosca fornisce la bobina di campo poloidale, che dovrebbe aver consegnato a dicembre 2022. L’obiettivo resta provare a ottenere la produzione di energia netta intorno al 2035. Per provare a riallineare il programma a settembre è stato nominato direttore generale Pietro Barabaschi.

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