La Camera ha approvato la quarta riforma della prescrizione penale che, come rilevato da diversi commentatori, segna un ritorno alla riforma Orlando, prevedendo che la prescrizione rimanga sospesa per due anni dopo la sentenza di primo grado e per un anno dopo la sentenza di appello, ma che decorso il termine, anche il periodo di sospensione si computi nel calcolo della prescrizione. Ora il Senato dovrà confermare il voto della Camera. Questa scelta è stata criticata aspramente dai 5 Stelle, le cui posizioni sono state riassunte nel dibattito in aula dall’on. Cafiero De Raho, già procuratore nazionale antimafia, secondo cui la riforma introdotta dall’allora ministro 5 Stelle Bonafede, secondo la quale la prescrizione non maturava sino alla conclusione del processo, aveva già prodotto buoni risultati, riducendo le pendenze penali di circa l’8% perché erano stati disincentivati i comportamenti dilatori delle difese degli imputati per far maturare la prescrizione.
Anche il PD ha lamentato che la riforma mette in pericolo il raggiungimento dell’obiettivo del PNRR della riduzione dell’arretrato penale del 25%. La riforma si applicherà infatti anche ai processi in corso dove rappresenta un trattamento più favorevole per l’imputato: ne deriverà la necessità di ricalcolare la prescrizione manualmente, processo per processo, col probabile intasamento delle cancellerie.
La riforma della prescrizione penale è certamente un argomento controverso. Non si può tuttavia accettare che l’inefficienza della giustizia comporti la pendenza dei processi ed il conseguente mantenimento della qualità di indagato o imputato per periodi lunghissimi, con tutti i problemi che ne derivano per i diretti interessati. Il processo è già una pena. A nostro avviso i problemi sono ben noti: mancanza di un numero significativo di magistrati, organico della magistratura inferiore a quello di molti Paesi UE, carenza di personale amministrativo nonostante le recenti assunzioni e la creazione dell’Ufficio del processo, mancanza di aule, mancata adozione di misure straordinarie per porre rimedio alle situazioni di Roma e Napoli, le cui Corti d’Appello sino a qualche anno fa rappresentavano da sole il 40% dell’arretrato nazionale. L’elenco potrebbe continuare.
Anche far decorrere la prescrizione dalla data di avvio dell’azione penale, come chiesto dal Pd, accrescerebbe ancora il potere del PM. Al contrario, la celerità del processo è l’unico rimedio alla crescita abnorme della capacità dell’accusa e della politica giudiziaria di influenzare l’opinione pubblica, una delle principali ragioni della gogna mediatica. Che poi a una parte della politica non spiaccia una riforma che riduce il rischio penale per i suoi adepti può essere vero, ma non toglie verità a quanto si è detto.








