Augusto Minzolini sul Giornale si occupa di riforma della giustizia, probabilmente il principale banco di prova del governo, afferma.
Su questo argomento, sostiene Minzolini, si misureranno le capacità dell’esecutivo e della coalizione.
Si scoprirà se questi anni saranno stati un’occasione mancata o se invece saranno serviti al Paese per fare un passo avanti, per lasciarsi alle spalle una stagione in cui la giustizia è stata anche uno strumento per condizionare la politica in mano a una minoranza di magistrati ancora malati di ideologia.
La prima emergenza di questo Paese è dunque la giustizia.
Lo è per tutti i cittadini – di ogni colore politico, censo, religione, provenienza – che hanno il diritto di avere un sistema giudiziario giusto, che sono stanchi di quei meccanismi perversi tra magistratura e media che emettono condanne inappellabili al di fuori delle aule dei tribunali, senza nessuna garanzia.
Condanne a volte anche alla memoria.
Dopo trent’anni non se ne può più, perché questo «sistema» inquinato ha fatto danni enormi: ha logorato istituzioni, condizionato stagioni politiche, liquidato governi, distrutto carriere, massacrato vite.
Ha avvelenato la storia del nostro Paese.
E ha gettato ombre e sospetti pure sulla magistratura e sui suoi membri, facendo venir meno la fiducia degli italiani (basta guardare agli indici di gradimento delle toghe nell’opinione pubblica).
Proprio per questo i primi che dovrebbero sperare in una riforma sono proprio i magistrati, perché trasformare i processi in dispute in cui l’ideologia conta più delle prove e le indagini in sceneggiature da fiction di terz’ordine solo per conquistare i riflettori, non giova innanzitutto a loro.
Anche per loro, soprattutto, per i giovani magistrati che hanno indossato la toga per servire il Paese e non per fare gli interessi di una parte, il centrodestra deve avere il coraggio di chiudere una volta per tutte l’epoca dei veleni.








