Di primo acchito, quando si parla di reputazione, viene in mente un romanzo ottocentesco, il cui protagonista è un rispettabile borghese, magari proprio un banchiere con una reputazione da difendere.
Come non pensare a tanti dei romanzi di Balzac o di Dumas?
O per chi ama la storia antica, la celebre storia che coinvolse Pompea Silla, seconda moglie di Cesare.
Questo concetto dai tratti borghesi e connesso con un’etica di stampo liberale, forse oggi, per la prima volta, è anche in qualche modo misurabile.
sempre più frequente sentire parlare di reputazione non solo rispetto al singolo individuo, ma anche con riferimento alle imprese.
Questa evidenza ha una solida radice empirica: la relazione tra una buona reputazione e la performance di questi settori è confermata da un’elevata significatività statistica di uno dei coefficienti Esg, disponibile peraltro non per tutti i settori, il cosiddetto Esg Controversies Score.
Questo punteggio misura, su una scala che va da 0 a 100, l’esposizione di una società rispetto alle controversie che possono, per l’appunto, ledere la reputazione di una banca o di un soggetto della moda.
In breve, un minore coinvolgimento in controversie, catturato da un maggiore Esg Controversies Score, è correlato positivamente con una migliore reputazione.
Tuttavia, mentre la connessione col settore della moda risulta più facilmente intuibile, per le banche le ragioni sono più complesse.
Da un punto di vista generale, vi sono numerosi elementi che possono assumere un ruolo fondamentale nel contesto preso in esame.
Sulla reputazione del settore bancario incidono, infatti, non solo le valutazioni di autorità di vigilanza e esperti finanziari, ma anche quelle di coloro che non hanno specifiche competenze in materia: il sentire, il non detto e anche solo il percepito, magari in modo erroneo di clienti e controparte.
Per tale ragione, le banche, si trovano spesso a far fronte a situazioni che, seppur fondate su informazioni incomplete o notizie false, sono potenzialmente in grado di intaccare fortemente la loro reputazione.
quanto di recente avvenuto ad esempio a Deutsche Bank, che ha visto il proprio titolo crollare oltre dell’8% a seguito della diffusione della notizia di rinunciare al rimborso delle proprie obbligazioni AT1 da parte di un altro intermediario finanziario, Deutsche Pfandbriefbank, confuso per la grande banca internazionale tedesca.
In tal senso, la reputazione, e più nello specifico il “rischio di reputazione” entra a far parte dei diversi rischi gestiti dal risk management della banca.
In altre parole, possiamo definire la reputazione di una banca quale elemento necessario, ma non sufficiente per la fiducia, cardine del sistema creditizio e finanziario.
L’identificazione dei drivers del rischio reputazionale rappresenta dunque un tema vasto e ancora tutto da esplorare.
In un’ottica quasi nicomachea, la reputazione di una banca è determinata, infatti, dalla cura dei rapporti, dalla fiducia e dalle sue stesse capacità comunicative. chiaro dunque che siamo nel campo della S, dove affiancare competenze di natura più tecnica ad alcune più soft, consente allora di fondere insieme la cultura finanziaria a una cultura più antica, quella delle relazioni.








