Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[La proposta] Un’alleanza tra istituzioni e comunità per costruire una nuova idea di Paese. Ecco come far tornare l’Italia a correre

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ANALISI E SCENARI
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OSSERVATORIO IMPRESE

La Ripartenza dopo la pandemia è opportuno si caratterizzi per alcune linee fondamentali, avviando il relativo percorso da quello che è stato già fatto e, al tempo stesso, superando la logica della gestione dell’emergenza sanitaria.

Ci attende un futuro prossimo in cui occorrerà dar vita ad un’organizzazione amministrativo-gestionale di straordinaria capacità operativa, tenuto anche conto delle del rilevantissimo ammontare delle risorse da impiegare.

Sarà importante elaborare un assetto del sistema Paese del futuro che, guardando oltre i singoli progetti – senza evidentemente prescinderne –, coltivi l’idea di un grande e unitario progetto che, nel suo insieme, sappia coniugare dinamiche di ripartenza e di sviluppo, a tal modo suscitando l’idea chi si confronti con esso la percezione di essere di fronte a una svolta senza precedenti.

L’eccezionale e duratura situazione pandemica richiede la messa in atto di interventi altrettanto impattanti, non soltanto sotto il profilo delle risorse.

L’eccezionalità non può esimere – e, anzi, impone – dall’impegnarsi nell’innesco di meccanismi di cambiamento e di innovazione in grado di destare un certo qual senso di «meraviglia» nella collettività per la bontà delle iniziative messe in cantiere e dei risultati prefigurati.

Lo spirito di fiducia, che in molti strati della popolazione è andato perduto a cagione del profondo scoramento che la situazione di crisi ha generato, va prepotentemente recuperato.

Ciò deve avvenire anche mediante la presentazione di una progettualità di elevato spessore, l’identificazione di obiettivi chiari e ambiziosi, che sappiano ridestare forte la speranza verso un futuro connotato da maggiore serenità e prosperità, in cui vi sia spazio per riequilibrare le tante posizioni di debolezza create o acuite dalla crisi.    

Fondamentale si rivela la tempestiva definizione di un’organizzazione del complesso lavoro da compiere che sappia trarre ispirazione, ponendo particolare attenzione all’approccio in chiave metodologica, da alcuni concetti chiave:

  • VISIONE
  • STRATEGIA
  • PRIORITÀ
  • OPERATIVITÀ
  • RESPONSABILIZZAZIONE
  • COMUNICAZIONE

LA VISIONE

Essa è contenuta nel PNRR, attualmente in fase di rifinitura a Palazzo Chigi; rispetto al testo originario, da più parti è stata palesata l’opportunità di apportare modifiche, superando la logica degli interventi per compartimenti stagni o blocchi verticali.

L’esigenza all’uopo manifestata è quella di orientarlo verso una visione più trasversale, ispirata al concetto di sostenibilità ambientale, economica e sociale, in linea con gli obiettivi del New Green Deal e del PNIEC.

Non par dubbio che i singoli interventi debbano possedere un senso e un’utilità non soltanto in sé considerati, ma anche in relazione alla capacità di sviluppare benefici con riguardo a settori diversi rispetto alla specifica area di intervento.

Vi deve essere chiara consapevolezza che ciascun obiettivo, anche il più alto, non è in grado di vivere efficientemente di vita autonoma, ma deve essere inserito in una rete di interessi omogenei capace di arrecare, proprio in virtù dell’idea di sistema che ne è alla base, benefici aggiuntivi.

Occorre scongiurare assolutamente il rischio di una parcellizzazione degli interventi, la quale reca con sé l’inidoneità a creare quell’idea di sistema di cui si avverte forte il bisogno in un’ottica di crescita effettiva dell’intero Paese.

Del resto è la stessa Commissione europea a richiedere di procedere per macroaree di intervento (le cosiddette componenti), all’interno delle quali individuare priorità e progetti secondo una prospettiva di collegamento, e ciò nella consapevolezza che soltanto adottando una prospettiva metodologica di questo genere si potranno rimuovere concretamente gli ostacoli che da tempo si frappongono alla realizzazione di una vera crescita.

La condivisione e l’integrazione delle utilità a livello di sistema ben può prestarsi a incarnare il ruolo di cartina di tornasole della bontà di ogni singolo progetto.

LA STRATEGIA

Richiede capacità di mettere a fuoco regole e tempi di ingaggio, criteri (contributo pubblico/privato, ritorno economico dell’investimento atteso, etc.), strumenti normativi, amministrativi, regolamentari ed economici, l’elaborazione di un cronoprogramma in relazione ai progetti da realizzare.

Occorre anche prevedere modalità di confronto permanente con il mondo delle imprese e con gli enti locali, gli stakeholders, ed assicurare coerenza tra gli strumenti messi in campo; la credibilità del piano e del processo, rispetto alle aspettative della Commissione e del Consiglio, è fondamentale anche affinché l’efficacia e la tempestività siano massime.

Dialogo, confronto, selezione di contributi di idee, fase della scelta, tra le plurime opzioni in campo, da parte dei soggetti investiti del fondamentale ruolo di assumere le relative decisioni, sono tutti segmenti di un percorso che, se compiuto in modo virtuoso, potrà dare frutti apprezzabili.

LE PRIORITÀ

Posto che non tutte le richieste potranno essere soddisfatte, muovendo dal PNRR, all’interno dell’elaboranda strategia andranno individuate le priorità di intervento, ispirate ad una logica di trasversalità: ad es. parlando di mobilità, occorrerà affrontare il tema della realizzazione delle grandi reti infrastrutturali stradali e ferroviari, della portualità, dei nodi intermodali; si renderà necessario promuovere processi di cambiamento che vadano nella direzione del trasporto sostenibile e, al tempo stesso, idonei ad avviare percorsi di sensibilizzazione dei consociati.

Di qui l’idea di un piano di mobilità che, pur focalizzandosi sull’implementazione delle infrastrutture, non si arresti lì, dovendo saper guardare al tema in una prospettiva di creazione di un sistema capace di coinvolgere, combinandoli in base a un principio di ragionevolezza, plurimi interessi, individuati alla stregua di un canone (flessibile) di omogeneità.

L’OPERATIVITÀ

Al fine di garantire che l’operatività sia rispondente alle strategie e che vi sia accountability in merito ai risultati, è opportuno identificare, una volta definite le strategie, i soggetti responsabili o corresponsabili dell’operatività.

A titolo di esempio potrebbero essere individuati tre/quatto national focal points che si coordinino – rispondendo direttamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – per aree di competenza e che sovraintendano, a loro volta, una struttura (Comitato Operativo Ripresa), da cui il titolo di questo documento, composta da delegati delle strutture operative coinvolte, funzionali allo sviluppo del processo.  

Conseguenzialmente, potrà essere contemplata una struttura ex novo dotata però di risorse umane e tecnologiche tali da presidiare tutti i processi in corso, monitorarli ed intervenire per superare eventuali difficoltà o intoppi burocratici.

Definita la programmazione a livello strategico, la progettazione degli interventi dovrebbe essere ricompresa in una logica di intersettorialità, lasciando poi alla fase esecutiva la definizione dei singoli progetti. Converrà indicare una stazione appaltante unica (solo a titolo di esempio potrebbe trattarsi di Invitalia), cui far gestire tutte le gare ed assicurare poi l’esecuzione dei lavori nei tempi previsti, introducendo meccanismi sanzionatori specifici in caso di ‘stop’.

Potrebbe essere altresì utile individuare, definendone compiti e funzioni, una sede decisoria stabile, la conferenza dei servizi decisoria permanente, nell’ambito del meccanismo di governance,  presso la PCM che concorra alla definizione ed al superamento delle eventuali problematiche a livello amministrativo; analogamente potrebbero essere istituite ed articolate conferenze decisorie su base regionale (ad es. presso le Prefetture capoluogo di regione) per accelerare tutte le opere e le infrastrutture accessorie, in stretto coordinamento con la struttura centrale.

In ogni caso l’istituenda struttura, improntata a canoni di agilità, dovrebbe essere articolata da persone qualificate in grado di interloquire con le amministrazioni pubbliche e con gli stakeholders privati.

Persone scelte in un clima di condivisione, in virtù di comprovate capacità, superando la logica dell’appartenenza partitica o del c.d. tecnico d’area. L’obiettivo è istituire un organismo di coordinamento unitario che si muova su alcune modalità organizzative predefinite che considerino il raccordo con l’Europa, in particolare con le strutture comunitarie che si occupano di recovery, il rapporto con gli enti locali e le aziende private, che abbia nell’attuazione dei progetti la propria mission istituzionale.

Nella selezione e scelta dei progetti ci si dovrà muovere, come già sottolineato, in una logica di intersettorialità, selezionando i progetti che siano in grado di assecondare un’ulteriore esigenza fortemente avvertita: far sì che le risorse comunitarie assumano un valore di moltiplicatore; occorrerà altresì individuare quei progetti che consentano al Paese di affrontare subito l’emergenza anche nella prospettiva di risollevare le sorti delle imprese in crisi, per consentire loro di mirare a politiche di investimenti successivi in un regime di condivisione con lo Stato amente insieme allo Stato secondo forme di compartecipazione che andranno definite.

LA RESPONSABILIZZAZIONE

I compiti che ciascuno dei protagonisti del delicato meccanismo di ripartenza sarà chiamato ad assolvere dovranno essere individuati anche alla luce di una mappatura ragionata degli obiettivi da conseguire.

Un’organizzazione che segua queste linee genererà indubitabilmente ulteriori stimoli e impegno e, in definitiva, una responsabilizzazione, anche in un’ottica di maggiore condivisione. I tempi, le modalità operative, in generale l’efficienza, non potranno che trarne giovamento.

Sarà importante agire sulla pubblica amministrazione – a tal modo assecondando anche richieste provenienti dall’Europa – creando le condizioni perché si vivifichi un rapporto anche di alleanza tra i dirigenti e tutti coloro i quali si collocano alle loro dipendenze in una prospettiva di efficiente funzionamento dell’apparato complessivo.

LA COMUNICAZIONE

Un aspetto chiave risiede nella definizione di una strategia per comunicare in modo trasparente, semplice, continuo e tempestivo l’aggiornamento e l’implementazione dei progetti, avendo uno sguardo attento alle fasi della loro realizzazione. In un clima che, in sacche rilevanti della popolazione, appare di sconforto, sembra fondamentale infondere una nuova fiducia, una voglia di credere – e, perché no, di sognare – che un futuro più sereno e prospero è possibile, rendendo così tutti, in definitiva, partecipi della ripartenza.

Si tratta di dar vita a un’alleanza tra lo Stato-istituzione e lo Stato-comunità, in cui tutti i consociati abbiano piena consapevolezza, passo dopo passo, di quel che fattivamente viene compiuto, nonché dei contenuti e dei tempi di realizzazione. 

Un portale dove i cittadini reperiscano agevolmente e in tempo reale tutte le informazioni suddivise per progetto, localizzazione, stato del procedimento, potrebbe essere una, non certo l’unica, delle modalità attraverso cui procedere.

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