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La paura irrazionale dei droni | L’analisi di Leonardo Tricarico

La questione dei droni — osserva sul Messaggero Leonardo Tricarico — sta montando, nella percezione pubblica ed in quella delle istituzioni nazionali e comunitarie, in maniera incontrollata, sull’onda dell’istinto più che della ragione, delle paure irrazionali più che di corrette analisi.

Ed ancora una volta si vorrebbe passare alle vie di fatto, addirittura edificando un “muro di droni” come ha affermato Ursula von der Leyen in dibattito parlamentare, in risposta alle ripetute violazioni dello spazio aereo polacco e dei paesi baltici da parte di droni sconosciuti.

Qualche riflessione sull’argomento pare indispensabile, anzi stupisce il silenzio dei tecnici di fronte a certe affermazioni stravaganti ed avventate, anche della Commissaria europea.

Intanto non è ancora chiaro il perché delle ripetute incursioni negli spazi aerei della Nato ed in particolare a danno di specifiche aree aeroportuali di alcuni paesi del nord.

La spiegazione che Putin o chi per lui volesse testare la reazione del sistema di difesa della Nato non tiene, non c’è bisogno di un tale vistoso e perdurante dispiegamento di forze per ricavare i dati tecnici auspicati.

In tutto questo c’è forse qualcosa di più sottile, di più sofisticato e nuovo.

Intanto le violazioni hanno riguardato i paesi più reattivi, i più sensibili alla minaccia russa, e la combinazione che i responsabili europei della Difesa, Andrius Kubilius, e della politica estera e della sicurezza, Kaja Kallas, siano baltici ha agito da moltiplicatore di forza o meglio, da amplificatore della crisi di nervi provocata dalle scorribande impunite negli spazi aerei del nord Europa.

Con il rischio concreto che si avvii un processo di strutturazione anti droni del valore di trilioni di euro — tanto costerebbe dalla Finlandia alla Turchia — senza la validazione di uno studio serio.

La domanda a questo punto è obbligata: potremmo essere in presenza di un nuovo capitolo di guerra ibrida, in cui qualcuno, facendo leva su diffuse apprensioni e paure, indirizza le scelte altrui verso soluzioni apparentemente obbligate e non prioritarie?

In conclusione, non si può escludere che il dimensionamento e la fisionomia dei prossimi eserciti siano, almeno in parte, conseguenza di manine malevole che orientano le scelte traendo vantaggio da sentimenti collettivi radicati e vulnerabili.

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