“Sarà una manovra finanziaria complessa, anzi un anno complesso.
Ma la scriveremo sapendo che governeremo per altri quattro anni.
E quindi, vogliamo impostare soluzioni di lungo respiro, non trovare misure a effetto per prendere un voto in più alle Europee”: è questo il messaggio che ieri la premier Giorgia Meloni ha recapitato ai leader dei partiti di maggioranza riuniti ieri a palazzo Chigi per un vertice sulla manovra.
RISORSE LIMITATE, SERVE MAGGIOR COORDINAMENTO TRA MINISTERI
Il cantiere della manovra è aperto e le risorse sono limitate per questo le scelte che dovrà fare l’esecutivo potranno essere, a volte, “dolorose”.
Nell’ottica della maggior collaborazione, “servirà un maggiore coordinamento tra ministeri – e tra noi e i parlamentari – per evitare misure dell’ultimo minuto che fanno lievitare la spesa, come accaduto l’anno scorso”, ha chiarito ancora Meloni chiedendo ai colleghi di non alimentare polemiche.
GIORGETTI ASSENTE AL VERTICE DI IERI
Al vertice di ieri tra governo e maggioranza, convocato dalla premier, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non c’era.
Ma, fanno sapere dal Ministero, non era previsto che partecipasse a una discussione tutta politica e non “una riunione tecnica sulla manovra”.
Giorgetti parteciperà al prossimo vertice, la settimana prossima e comunque prima del via libera alla Nadef.
MELONI INDICA PRIORITÀ LEGGE BILANCIO
Cuneo fiscale e sanità (anche se una prima quantificazione delle risorse da stanziare per gli ospedali, due miliardi, è ben sotto le richieste del ministero), e ancora lotta alla denatalità, pensioni minime e per i giovani, per i quali varrà soltanto il sistema contributivo: sono queste le priorità sulle quali, per Meloni, l’esecutivo deve puntare nella prossima legge di bilancio.
RICHIESTE PARTITI DA 40 MLD
Allo stato, le richieste avanzate dai partiti in tutti i settori (fisco, previdenza, infrastruttura, ecc.) ammontano a una quarantina di miliardi.
Il governo pensa a una manovra da una trentina di miliardi, di cui 20-25 sono tutti da trovare.
E balla anche il presunto “tesoretto” di circa 4 miliardi che deriverebbe dalla differenza tra deficit tendenziale 2024, stimato al 3,5% del Pil e il deficit programmatico, che il Def ha fissato al 3,7%.
Giorgetti sembra orientato a confermare il +1%.
Qualche dubbio in più c’è sull’1,5%.
Se dovesse ridurre la previsione per il 2024, dovrebbe rivedere anche il tendenziale del deficit, che salirebbe rispetto al 3,5%, avvicinandosi pericolosamente al 3,7% programmatico, mangiandosi appunto il tesoretto.
Lunedì, da Bruxelles, arriveranno le stime macro aggiornate per gli Stati membri della Ue.
E potranno influenzare le previsioni che il ministro scriverà nella Nadef, da presentare entro il 27 settembre, in particolare per il Pil, il deficit e il debito del 2024. Solo allora si capiranno gli effettivi spazi di manovra per la prossima legge di Bilancio.








