Le parole per la prossima legge di Bilancio sono prudenza e sobrietà. Le voci da finanziare sono tante e la dote messa insieme finora arriva ad una decina di miliardi. Il vertice di maggioranza in programma giovedì, scrive Il Messaggero, potrebbe essere l’occasione per fare un punto, anche se non è scontato che la manovra sia il principale tema all’ordine del giorno. In ogni caso il compito di delimitare i margini di movimento tocca a Giancarlo Giorgetti e il quadro sarà formalizzato a fine mese con la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. L’idea sarebbe mantenere le stime di crescita (definite a primavera nel Def) sia per quest’anno che per il successivo. Se invece nelle prossime settimane prevarrà una valutazione più pessimistica, allora ci sarà da tener conto anche degli effetti finanziari del minor incremento del Pil.
Per il momento però il punto di partenza resta la scelta messa nero su bianco nel Documento di economia e finanza di far slittare il prossimo anno il deficit dal valore tendenziale del 3,5 per cento del prodotto al 3,7. In questo modo si libera uno spazio finanziario di poco più di quattro miliardi. C’è poi la revisione della spesa, per la quale è stato già perfezionato un atto formale: nel Consiglio dei ministri dello scorso 8 agosto è stato infatti approvato il decreto (Dpcm) che ripartisce tra i ministeri i risparmi “ordinari” da conseguire nei prossimi anni. Per il 2024 sono appena 300 milioni, destinati a diventare 500 l’anno successivo e 700 a partire dal 2026. Dopo le indicazioni di Giorgia Meloni il programma potrebbe diventare più ambizioso.
Nella stessa riunione agostana era arrivato il via libera alla controversa tassazione straordinaria del sistema bancario, applicata sugli “extra-profitti” individuati come incremento della forbice tra tassi di interesse attivi e passivi. Il provvedimento è destinato a cambiare ancora (Forza Italia è decisa a tutelare i piccoli istituti e la parte di questo margine che deriva dalla gestione dei titoli di Stato detenuti dalle banche stesse. Il gettito atteso per ora non è stato quantificato, in via prudenziale, ma potrebbe aggirarsi sui 2-3 miliardi: soldi che però sono una tantum; quindi, potranno essere usati solo per la copertura di voci straordinarie e non di nuovi impegni correnti.
Sul fronte della spesa qualche risparmio si sta già materializzando. L’utilizzo da parte delle famiglie dell’assegno unico e universale resta un po’ al di sotto degli stanziamenti originari, che per la verità erano relativamente abbondanti. Dai dati dei primi sei mesi dell’anno, proiettati sull’intero anno, emerge una virtuale minore spesa di circa due miliardi.
Alla fine, potrebbero essere un po’ di meno se le adesioni aumenteranno nell’ultimo semestre, ma si tratta comunque di risorse che l’esecutivo intende reinvestire per misure pro-famiglia. Un importo che può arrivare fino a un miliardo dovrebbe poi essere “rosicchiato” dai previsti incentivi sulle bollette, che non scatteranno se il prezzo del gas si manterrà in autunno al di sotto dei 45 euro al Megawattora: ipotesi al momento più che plausibile. Alla lista si potrebbe infine aggiungere qualche voce sul lato delle entrate (ulteriore rispetto alla tassa sugli extra-profitti) che però al momento non è stata definita. I capitoli a cui eventualmente attingere sono quelli della lotta all’evasione fiscale e delle imposte sostitutive straordinarie (di fatto degli anticipi) spesso presenti anche nelle precedenti manovre.








