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La Manovra ha pochi spazi, fino a 3,5 miliardi alla sanità | Lo scenario

Il sentiero che attende la legge di bilancio, pronta per il varo lunedì in Consiglio dei ministri, è sempre più stretto. Gli spazi risicati dettati dalla rotta prudente dei conti pubblici. E l’incertezza del contesto internazionale, che impone ulteriore cautela. Ma gli occhi sono già puntati sull’iter in Parlamento, con l’appello della premier Giorgia Meloni a ridurre al minimo gli emendamenti destinato a mettere alla prova la maggioranza. E mentre lo spauracchio dei tagli agita i ministeri, spuntano nuove risorse per la sanità.

Sul comparto sanitario la preoccupazione è alta, visto il timore di tagli, in un contesto già gravato dall’annoso problema delle liste d’attesa per i cittadini e del payback sanitario per le aziende. Ma nel confronto in atto si rafforza l’ipotesi di uno stanziamento tra i 3 ed i 3,5 miliardi. Attende fondi anche il ministro della Pa: «Credo che una parte della manovra sarà dedicata alle risorse per dare continuità ai rinnovi contrattuali» nel pubblico, dice Paolo Zangrillo. Per la difesa, su cui il governo ha già annunciato per la seconda settimana di novembre una riunione ad hoc del cdm, Guido Crosetto aspetta paziente lunedì, senza insistere con Giorgetti: «È inutile che io mi aggreghi alla pletora di persone che vanno a chiedere».

Del resto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti lo ha già detto chiaramente ai colleghi e ai partiti: in manovra ci sarà un “grande taglio della spesa” e qualcuno non sarà contento. Un invito a volare basso che è stato ribadito ai leader di maggioranza e ai capigruppo di Camera e Senato nell’incontro con la premier Giorgia Meloni: il messaggio, in vista della sessione di bilancio, è ridurre al minimo gli emendamenti. Un altro avvertimento arriva da Giorgetti: niente modifiche che comportino aumenti di spesa. Con «la pretesa di una legge di bilancio a “zero emendamenti”» Meloni umilia la sua stessa maggioranza, commenta Antonio Misiani del Pd. Ma da FdI non si scompongono: «Penso sia normale rispetto a una legge di bilancio che non sarà ricchissima che non arrivino 5mila emendamenti», dice Walter Rizzetto.

Certo è che in una manovra da complessivi 22 miliardi, di cui 15,7 miliardi in deficit, concentrata su taglio del cuneo (circa 9 miliardi), nuova Irpef a tre aliquote (4 miliardi), contratti Pa compresa la sanità, pacchetto famiglie (circa 1 miliardo) e spese obbligate, lo spazio per altro si riduce a ben poco. In particolare, sulle pensioni ci si dovrebbe limitare alla proroga di quota 103 e rinnovo dell’Ape sociale, con un ragionamento in corso sulle donne con la possibile rivisitazione di Opzione donna. Mentre gli ultimi eventi in Medioriente potrebbero richiedere un ripensamento della linea decisa sugli aiuti in campo energetico: nonostante le scorte siano elevate, l’aumento dei prezzi potrebbe rendere necessario prorogare gli aiuti oltre l’orizzonte prospettato dall’esecutivo, che nella Nadef parla di misure sempre più mirate da ritirare gradualmente entro il 2024.

Intanto lunedì in Consiglio dei ministri, insieme alla manovra e al Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles sono attese anche le prime misure in attuazione della riforma fiscale: uno o più decreti legislativi con misure per «ridisegnare la fiscalità internazionale», ha spiegato il viceministro Maurizio Leo. Oltre alla global minimum tax che garantirà risorse per la manovra, possibili anche il concordato preventivo biennale e la cooperative compliance. Non è escluso (“potrebbero entrare, vediamo”, dice cauto Leo) che ci sia qualcosa sul “reshoring”, ovvero il rientro di imprese che avevano delocalizzato.

Già domani, intanto, la manovra sarà al centro del confronto tra il governo e le parti sociali: al tavolo, assente la premier Giorgia Meloni, in missione in Africa, dovrebbero presenziare i sottosegretari Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano. «Aspettiamo di capire e conoscere gli orientamenti del governo e poi esprimeremo un giudizio», dice il leader della Cisl Luigi Sbarra. Meno cauto il segretario della Cgil Maurizio Landini: «Se rimane così com’è faremo battaglia».

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