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La leadership della Meloni intatta nonostante le crepe nella maggioranza. Ecco perché | L’intervento di Roberto Grandi

Ministri e cariche istituzionali vicini alla Presidente Meloni inanellano crepe comunicative e comportamentali, rilanciate dai media e dai social, che non intaccano la leadership del Primo Ministro.

E’ un fenomeno interessante che vale la pena tratteggiare.

All’inizio era il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida con i riferimenti (che esondavano dal proprio specifico istituzionale) al concetto di razza (poi ricontestualizzato in maniera poco credibile) e di etnia (con ricorso alla autorevolezza della Treccani) a proposito di un problema serio e importante come la denatalità, in quanto “non possiamo arrenderci all’idea della sostituzione etnica, gli italiani fanno meno figli quindi li sostituiamo con qualcun altro, non è quella la strada”.

La Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Maria Roccella, che come giornalista professionista bene conosce le logiche dei media, a proposito sempre della denatalità ha imbastito una narrazione che passa dal rischio della sostituzione etnica a quello di una sostituzione affettiva con animali domestici.  Questa constatazione è partita narrativamente dall’avere sentito nel parco chiamare due cani Eugenio e Gianmaria, segno evidente di “un mondo di crescenti solitudini… che riversa l’affettività in esclusiva su questi animaletti”.

Mi sono documentato e non ci sono dati certi sull’incremento di nomi umani assegnati a cani, quindi sarebbe bene tenere distinte le due situazioni: da un lato i nomi dati ai cani (lei stessa ha chiamato il suo Spock) che seguono logiche oramai scontate, dall’altro la denatalità, di cui la Ministra per la natalità dovrebbe individuare le cause materiali e adottare provvedimenti per abbatterle, più che fare ricorso ai nomi umani attribuiti ai cani.

Roccella, che si sente assediata da chi non accetta che la destra, con i propri valori, sia stata scelta dagli italiani, ha di nuovo sovrapposto due fenomeni che non sono sovrapponibili. Il caso Santanchè e il caso Tortora: “Io ricordo ancora Enzo Tortora. Ricordo anche tutte le persone, tutti i politici che si sono dimessi e poi sono risultati assolutamente innocenti, i processi finiti nel nulla, ma le carriere politiche sono state rovinate e nessuno ha restituito a queste persone la reputazione.”

Aspetterei prima di paragonare i due casi, anche per rispetto a Enzo Tortora. Sempre la Ministra Roccella, a proposito delle dichiarazioni del Presidente del Senato La Russa sul caso che coinvolge il figlio, ha risposto sovrapponendo due situazioni tra loro differenti: “La Russa è stato quello che ha proposto per la prima volta una manifestazione di soli uomini contro la violenza sulle donne, ricordando che è un problema non solo delle donne ma degli uomini. Quindi mi sembra che questa sia già una risposta”.  A me non sembra una risposta pertinente, quanto una non risposta.

Più recentemente una uscita non richiesta, quindi per questo più inopportuna, è stata pronunciata dal Ministro allo Sport e i Giovani Andrea Adobi (che considerata la delega avrebbe molte ghiotte occasioni per esternare) sul ritorno nel nostro campionato del calciatore Jakub Jankto che qualche mese fa ha dichiarato la propria omosessualità: “Se devo essere sincero non amo, in generale, le ostentazioni, ma le scelte individuali vanno rispettate per come vengono prese e per quelle che sono”. Considerare una dichiarazione di omosessualità, che dovrebbe oramai essere accettata in tutti i settori sociali, una ostentazione sottende il pensiero del nostro Ministro che nello sport, e in particolare nel calcio, è meglio che certe scelte –che lui rispetta, vorrei vedere- rimangano nascoste e continuare a fare credere che lo sport sia immune dalla omosessualità. 

Uno dei ministri più attivi per dichiarazioni e apparizioni sui media è il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, che si è fatto notare per una dichiarazione decisa sul caso Sgarbi, Morgan, Maxxi: “Ho preso subito le distanze dalle parole di Sgarbi. Io sono da sempre e categoricamente lontano da manifestazioni sessiste e turpiloquio, che giudico sempre in ogni contesto inammissibili. E ancor più inammissibili in un luogo di cultura e da parte di chi rappresenta le istituzioni. Il rispetto per le donne è una costante della mia vita e ne vado orgoglioso”.   

Per inaugurare le iniziative estive del romano Maxxi infatti, il nuovo Presidente Alessandro Giuli aveva invitato il Sottosegretario Sgarbi e Morgan che hanno rappresentato una performance che chiunque si sarebbe aspettato di quel tipo, ad eccezione di Giuli che afferma di avere tentato di reindirizzarla senza riuscirci e che ha preferito non interrompere perché avrebbe “significato rischiare un incidente con un sottosegretario del Ministero della Cultura e le conseguenze per il Maxxi sarebbero state potenzialmente peggiori”. Gran senso del proprio ruolo istituzionale davanti a Sgarbi che ha evocato per sé le trasgressioni che ha inanellato la storia dell’arte e Morgan che ha parlato di una “serata di altissimo valore culturale”.

Il Ministro Sangiuliano da censore di comportamenti inappropriati è passato nel giro di qualche giorno a improvvido componente, per il suo ruolo istituzionale, della Giuria del Premio Strega 2023.

In diretta televisiva in dialogo con la conduttrice della serata, Geppi Cucciari, il Ministro ha affermato: “Ho ascoltato le storie che sono espresse in questi libri che sono finalisti questa sera. Sono tutte storie che ti prendono, che ti fanno riflettere. Ecco, proverò a leggerli”. Geppi Cucciari lo guarda sorpresa: “Ah, non li ha letti?” e in conclusione il Ministro precisa “Sì li ho letti perché ho votato però, come dire, voglio approfondire questi volumi”. Una occasione troppo allettante per la prontezza di riflessi di Cucciari: “Cioè, oltre la copertina”. D’altra parte che il Ministro della Cultura non pratichi la lettura come piacere lo aveva già svelato: “Nel mio piccolo mi sono autoimposto di leggere un libro al mese. È un fatto di disciplina. Come andare a messa”.

Le dichiarazioni da padre del Presidente del Senato Ignazio La Russa e quelle della Ministra al Turismo Daniela Santanchè sono ancora in agenda e si sommano agli esempi che ho ricordato.

Ritorno alla domanda iniziale.  Come mai questi episodi che intaccano, in maniere più o meno rilevanti, il modo di rappresentare ruoli istituzionali non hanno conseguenze sulla percezione della leadership di Giorgia Meloni?

Penso che la risposta sia nella scelta strategica di presentarsi e agire come una donna sola al comando. Non so se interverrà direttamente su alcuni di questi casi, ma la scelta che ora paga in termini di consenso è di mantenere un distanziamento evidente che non la contamini con i comportamenti e le dichiarazioni, non sempre condivisibili, di singoli componenti il governo e di chi le sta vicino.

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