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La Germania si riscopre fragile | L’analisi di Paolo Gentiloni

Paolo Gentiloni su Repubblica si occupa della fragilità della Germania, alla vigilia delle elezioni.

La destra estrema – scrive Paolo Gentiloni – è in ascesa, suscitando un’ondata di proteste nel Paese; il futuro dell’economia è tutt’altro che radioso. Si tratta di un quadro inedito e allarmante, che rende il voto del prossimo 23 febbraio decisivo, anche per i destini europei.

Ma che fine ha fatto la Germania di una volta? La Germania stabile, che appena quindici anni fa aveva fatto parlare di un “miracolo economico”?

Il miracolo è svanito con il tramonto delle illusioni sorte nell’ultimo decennio del Novecento: la fine della Storia, la Russia nel G8, la globalizzazione illimitata e virtuosa, le magnifiche sorti del commercio con la Cina. Una grande illusione che ha coinvolto tutta l’Europa. Anzi, l’intero Occidente. Ma che nella Germania riunificata ha avuto il suo epicentro.

Wandel durch Handel, il cambiamento attraverso il commercio, rivolto alla Russia e poi alla Cina; e il gas russo a buon mercato, fino al progetto del secondo gasdotto — Nord Stream 2 — cancellato solo due giorni prima dell’invasione dell’Ucraina; e le auto tedesche pronte per milioni di nuovi benestanti cinesi; e Putin che, da poco al potere, interviene in tedesco al Bundestag, accolto da lunghi applausi.

Lungo il viale del tramonto di queste illusioni di inizio secolo sono affiorati, già prima del Covid, i limiti del modello tedesco. Ma forse la cosa più allarmante è che la Germania, soddisfatta del suo modello vincente e prigioniera delle sue stesse regole di bilancio, non ha scommesso sulla rivoluzione digitale che sta cambiando l’economia mondiale. A nessun livello, dalle infrastrutture di fibra ottica per famiglie e imprese, all’innovazione nell’industria, al sostegno alle start up digitali.

E così oggi rischia di dover fronteggiare la concorrenza cinese nei settori tradizionali senza essere abbastanza competitiva in quelli del futuro.

La Germania del miracolo è dunque diventata in un decennio o poco più la Germania della stagnazione. E ora anche della fragilità politica.

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