La stabilità politica di Giorgia Meloni è data anche dal suo arrivo «alla fine di un ciclo politico» commenta sulla Stampa Giovanni Orsina. «Questo le garantisce una stabilità della quale, per un decennio, i suoi sventurati predecessori non hanno potuto godere. Il ciclo politico del quale stiamo parlando – potremmo chiamarlo ciclo della protesta – si è aperto nel 2013 con la prima grande affermazione elettorale del Movimento 5 stelle e si è chiuso con le elezioni del 25 settembre 2022».
«Essendo, appunto, un ciclo di protesta, è stato segnato da un’instabilità elettorale patologica: dal successo grillino del 2013 a quello di Matteo Renzi del 2014, dall’esplosione gialloverde del 2018 al 34 per cento di Matteo Salvini nel 2019. Atterriti dal mulinare della ruota elettorale, i protagonisti di quella stagione sono stati divorati dall’ansia. Si pensi proprio a Renzi o a Salvini, aggrappati a un trionfo che chissà se si sarebbe mai più ripetuto, angosciati dal timore di non riuscirne a incassare i dividendi e ossessionati dal desiderio di consolidarlo quanto prima. Col 2022, si diceva, il ciclo della protesta si è concluso. La grande ruota del luna park elettorale ha smesso di vorticare, e nel momento in cui s’è fermata, in cima c’era Meloni. Grande merito, senz’altro, ma pure tanta fortuna».
«Il clima politico così diverso da quello degli ultimi dieci anni può spiegare per quale ragione lo stile politico di Meloni si distingua da quello esagitato dei suoi predecessori. La presidente del Consiglio non si sente su una ruota in movimento, ma in cima a una ruota quasi immobile. Può permettersi il lusso di non avere fretta, di immaginare un progetto di governo che copra i cinque anni della legislatura. Ci si chiede spesso se la luna di miele di Meloni sia terminata o stia giungendo al termine, o quando finirà. Credo che sia una domanda sbagliata. La fine del ciclo della protesta sembra aver ottuso la capacità degli italiani di emozionarsi politicamente, in positivo e in negativo. Se così è, allora aspettare che si presenti da un momento all’altro una svolta radicale, la fine di un grande amore, non ha molto senso».








