Sul Corriere della Sera Dario Di Vico commenta l’intervento della premier Meloni all’assemblea annuale di Assolombarda.
E osserva che chi si aspettava un «franco» confronto tra governo e parti sociali alla fine è rimasto sicuramente deluso.
Gli organizzatori dell’assemblea avevano catturato un ospite d’eccezione, Meloni appunto, ma evidentemente non c’erano le condizioni perché quest’opportunità venisse declinata fino in fondo per misurare la presunta distanza tra il Palazzo e la Fabbrica nell’estate dell’anno di grazia 2023.
E così alla fine è sembrato di assistere più che a un’infuocata assise di territorio a un seminario sull’Europa.
Dove per di più gli speaker principali previsti nel palinsesto hanno finito per sostenere le stesse e identiche posizioni (che definiremmo «euro-inquiete»).
Giocando quindi a specchio, si direbbe.
Il presidente Alessandro Spada non a caso ha titolato la sua relazione «Noi e l’Europa», scegliendo quindi di focalizzare l’attenzione della platea sulle sfide e le contraddizioni del Vecchio Continente.
L’Italia, il suo Pil, le amnesie del Pnrr, il rallentamento dell’economia, l’inflazione che scende troppo lentamente sono stati relegati un gradino sotto.
Da una parte si potrebbe dire che con questa scelta è emerso in un’assemblea di produttori il giusto riconoscimento del peso delle politiche sovranazionali e delle mille decisioni che si prendono a Bruxelles, ma dall’altra è lecito anche sottolineare come non si sia voluta mettere al centro del confronto la vicenda nazionale per una calcolata scelta di prudenza.
In fondo siamo agli inizi di luglio e i veri nodi verranno al pettine solo al ritorno dalle ferie.
In termini politici vuol dire che, come ha sottolineato il presidente nazionale di Confindustria Carlo Bonomi, saranno i contenuti della legge di Bilancio a disegnare veramente, e stavolta sul campo, i contorni della relazione tra governo e imprenditori.
Prima di allora non c’è nessun motivo di sottolineare le differenze o di stressare le richieste degli imprenditori, che comunque a tempo debito sosterranno con forza due obiettivi pesanti: il taglio strutturale del cuneo fiscale e un nuovo piano di investimenti chiamato Industria 5.0.








