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La destra e il problema della classe dirigente | L’analisi di Claudio Cerasa

Claudio Cerasa sul Foglio fa un’analisi della sconfitta di Meloni in Sardegna: “La destra meloniana – scrive il direttore – ha un enorme problema di classe dirigente e quel problema nasce da una forma di complottismo che il presidente del Consiglio, in questi quindici mesi di governo, non è riuscita a governare.

Ci si fida solo di chi si conosce bene.

Ci si fida solo di chi ha costruito con la premier un legame quasi famigliare.

Ci si fida solo di chi ha condiviso con la premier un percorso all’interno del quale la lealtà viene prima di ogni altra cosa.

In Sardegna, più che i voti, ciò che Meloni ha perso è però soprattutto altro.

È la sua aura di invincibilità, l’idea cioè che il percorso della presidente del Consiglio sia inevitabile, ineluttabile, privo di impacci.

Gli ostacoli invece ci sono, sono rappresentati da un’opposizione al centrodestra che improvvisamente si rende conto di poter essere un’alternativa semplicemente smettendo di considerare come avversari i partiti delle opposizioni e non quelli della maggioranza, e di fronte a questi ostacoli Meloni ha due scelte possibili.

La prima – sottolinea Cerasa – scelta è tornare sui propri passi, archiviare le svolte moderate tentate in questi mesi e tentare di non lasciare a Salvini lo spazio identitario della destra più di lotta che di governo (spazio che come è evidente semplicemente non c’è).

La seconda scelta, più saggia, è rendersi conto che in prospettiva il principale problema di consenso che potrebbe incontrare Meloni non è legato al suo essere una populista osteggiata dall’Italia antipopulista ma è legato al suo essere una post populista.

La Meloni di governo, lo sappiamo, è molto diversa dalla Giorgia di lotta.

Ma fino a che sarà solo la presidente del Consiglio a incarnare il percorso di conversione della sua destra, e fino a che non vi sarà una classe dirigente diffusa, capillare, in grado di trasformare l’incoerenza meloniana in un fattore di crescita e non in un elemento di contraddizione con il passato, l’impressione che il governo continuerà a offrire sarà quella di voler indicare una strada, per il suo futuro, che salvo la premier nessuno vuole davvero percorrere.

Più che la lealtà – conclude – conta la competenza.

Più che la fiducia, conta la capacità.

Più che la paura di contraddirsi, c’è la necessità di crescere”.

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