Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

La decarbonizzazione in Italia è ancora lontana | L’analisi di Pia Saraceno

L’anno scorso l’Italia potrebbe aver raggiunto una riduzione dell’8% delle proprie emissioni di CO2, tornando su un percorso di discesa interrotto dopo il rimbalzo post Covid e dopo l’aumento del ricorso alle fonti fossili più inquinanti (carbone) a seguito del conflitto ucraino. Minore è stata la domanda di energia primaria a parità di prodotto e maggiore è stato il concorso delle rinnovabili nel soddisfare il fabbisogno.  Elementi più congiunturali che strutturali spiegano però il risultato dell’anno passato, le dinamiche che sono emerse fanno pensare che buona parte di esso derivi da quel che è successo nel 2022 piuttosto che nel 2023.  

Sulle dinamiche dell’anno scorso hanno pesato: la riduzione della domanda delle industrie energy intensive, che in risposta all’aumento di prezzi hanno ridotto la domanda di energia e la produzione (-6%); il clima mite dell’inverno 2022/23, spiega più della metà della riduzione della domanda del domestico (concentrata nei primi mesi ed ultimo mese dell’anno); il ritorno della produzione idroelettrica (+80%) dopo la siccità dell’inverno scorso. Nessuno di questi fattori può considerarsi strutturale, in grado cioè di realizzare sia il decoupling tra domanda di energia e dinamica dell’economia che la decarbonizzazione nella produzione elettrica.

Alcuni cambiamenti strutturali comunque ci sono stati: l’aumento della capacità installata di rinnovabili è stata più significativa rispetto agli anni recedenti (solare +25% ed eolico + 58%);  la caduta della domanda (soprattutto di gas) nel domestico va un po’ oltre quanto spiegabile con le elevate temperature Invernali. Anche questi fattori vanno però prudentemente inquadrati nel contesto specifico del biennio trascorso. Le semplificazioni amministrative hanno sbloccato le richieste di autorizzazioni accumulate negli anni precedenti facendo fare un balzo nella nuova capacità rinnovabili per oltre 6GW, a questo risultato ha concorso nel solare per l’80% l’installazione diimpianti di piccola taglia al Nord, in connessione in parte anche con le agevolazioni alle ristrutturazioni edilizie: pur significativo l’aumento resta però molto al di sotto dei 9 GW necessari per mantenere l’Italia sulla traiettoria degli impegni al  2030.

Il risparmio energetico nel domestico sinora è dipeso soprattutto da comportamenti virtuosi indotti dall’aumento dei prezzi, tornati però ora su livelli molto inferiori a quelli del 2022. Dovremmo aspettarci d’ora in poi un risparmio derivante dalla conclusione degli interventi per l’efficienza energetica negli edifici.  E’ un beneficio che ha coinvolto una parte ridotta del parco abitativo, per lo più di famiglie con reddito medio-alto, con livelli di consumo procapite di energia più elevati della media. Si vedrà se non verrà spiazzato dallo spostamento verso il maggior consumo di altri beni con fabbisogno energetico ulteriore.In conclusione, non solo ci manteniamo lontani dalla traiettoria di riduzione delle emissioni necessaria per raggiungere gli obiettivi al 2030, ma anche i fattori che ci hanno aiutato a recuperare la direzione solo in misura ridotta hanno avuto carattere permanente.

Nell’industria sono stati sinora guidati soprattutto dal ridimensionamento dei settori produttivi. Nei trasporti, la penetrazione delle auto elettriche è proseguita a ritmo assai inferiore che in altri paesi. Nel domestico sono state le alte temperature e gli alti prezzi a guidare le scelte di consumo.Nell’anno appena iniziato piovosità abbondante e clima ci aiuteranno ancora, forse però il fattore più rilevante nel contenere le emissioni sarà ancora la debolezza della congiuntura.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.