“Il governo Meloni si era guadagnato credibilità in Europa con una legge di bilancio prudente”.
Lo scrive Stefano Lepri sulla Stampa citando “il Pnrr e la sfida sugli investimenti”: “Rischia di giocarsela – sottolinea l’editorialista – se non saprà condurre bene la trattativa, ora finalmente avviata, sulle nuove regole di bilancio, ovvero sul Patto di Stabilità.
Non dovrà dare l’impressione che di regole ne voglia il meno possibile. Non era stata una buona mossa, l’altroieri, saggiare per prima cosa se il ritorno in vigore del Patto potesse essere rinviato dal 2024 al 2025.
Ora ci si muove con obiettivi all’apparenza più ragionevoli, quanto adattare le regole alla situazione di ciascun Paese, in quale modo aprire spazio agli investimenti.
Occorre al più presto formulare proposte costruttive sulle quali cercare alleanze tra gli ormai 20 Stati dell’euro.
Guai se il governo italiano darà l’impressione di cercare cavilli perché le regole siano il più possibile lasche o impossibili da applicare; facendo sospettare che dopo l’inevitabile rifiuto si metterà a strillare contro l’Europa cattiva a uso di propaganda interna.
Le colpe del ristagno dell’economia italiana – sottolinea Leprio – stanno tutte dentro i nostri confini. E la nostra insofferenza per le regole non è condivisa da nessun altro governo.
Va cambiato il vecchio Patto, ora sospeso, che per un verso stabiliva obiettivi ardui da raggiungere, per un altro li ha immersi in una procedura affidata un po’ ad astrusi calcoli econometrici, un po’ a clausole discrezionali.
L’Italia non deve illudersi – qui la Germania non transige – che il rispetto delle regole possa essere affidato a un rapporto bilaterale fra ciascun Paese e la Commissione europea, in cui via via patteggiando il raggiungimento dei traguardi potrebbe essere rinviato.
Fin qui il Patto ha compresso la parte più utile della spesa pubblica, gli investimenti, anche nella Germania che voleva mostrarsi la prima della classe nel rispettarlo.
L’Italia – conclude – può trovare margini importanti, se darà prova di mirare davvero a investimenti seri, come molti di quelli del Pnrr, invece di cercare spazi per coprire, camuffandole, spese di altro genere”.








