Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

La corsa al Colle insegna, non si brucia la candidatura di Draghi per Bruxelles | L’analisi di Angelo De Mattia

“Non penso che si renda un buon sostegno a un’ipotetica candidatura di Mario Draghi alla presidenza della Commissione Europea sin d’ora almanaccando sugli schieramenti che promuoverebbero tale designazione che avviene verosimilmente non solo inaudita altera parte, ma a oggi nolente altera parte.

Ciò, a meno che la propalazione della candidatura non costituisca un non certo condivisibile modo, a seconda dei casi, per creare divisioni in questo o quello schieramento politico o per l’acquisizione di una primazia per l’eventualità che in futuro la designazione in questione dovesse effettivamente materializzarsi”.

Lo sostiene l’economista Angelo De Mattia, dalle colonne di Milano Finanza.

“E a tal fine si sfrutterebbero le indecisioni e le contrarietà che stanno crescendo sulla proposta di una nuova presidenza di Ursula von der Leyen e, congiuntamente, l’asserito intento, per esempio di FdI, di non rimanere tra i sostenitori dell’attuale presidente, le cui sorti sarebbero, come testé accennato, in calo e con esse potrebbe sfumare il presunto ruolo di grande elettore di chi è stata vista come tale, la premier italiana.

Comunque, l’insegnamento da trarre dalla vicenda dell’elezione del presidente della Repubblica, allorché di Draghi si cominciò a parlare con grande anticipo (e poi si è visto come è finita) dovrebbe consigliare ai sostenitori della nomina dell’ex presidente della Bce, se non si tratta solo di un servo encomio, ma di una precisa volontà, maggiore cautela e una riflessione sui tempi e sui modi.

Prima ancora, sarebbe, più che opportuno, doveroso che si discutesse di contenuti ai quali collegare sia le proposte per la competizione elettorale per le europee, sia quelle per la formazione degli organi di vertice delle istituzioni dell’Unione, in primis della Commissione.

In questo quadro, si colloca lo studio in corso di stesura da parte di Draghi sulla competitività al quale si collegano pure le tematiche istituzionali e quelle delle diverse forme di transizione.

È su questi temi che bisognerebbe dibattere per corrispondere al significato delle elezioni europee.

Su questa materia, però, nel discorso pubblico non si è finora detta una parola, concependo il prossimo voto (almeno stando a ciò che sin qui si rileva) tutto in chiave di consenso nazionale e di legittimazione domestica.

Va, invece, decisamente superata una concezione degli incarichi a Bruxelles come non di primaria importanza e la visione della loro particolare utilità esclusivamente per la protezione delle decisioni del governo e per l’ottenimento di condizioni agevolative nei rapporti con l’Unione.

Una cosa è la necessità di valorizzare (accanto allo sviluppo dell’integrazione nei diversi settori e al trasferimento di sovranità nazionali per una effettiva compartecipazione a una sovranità europea) il principio di sussidiarietà, finora colpevolmente trascurato, in base al quale ciò che può essere fatto a livello dei singoli Stati non va accentrato, altro è ritenere la funzione delle istituzioni comunitarie principalmente protettiva delle decisioni nazionali.

È ancora vivo il ricordo, per ciò che significa e per la graduatoria di importanza che ne deriva, di quel personaggio politico italiano, diversi decenni fa presidente della Commissione Ue, il quale si dimise dalla carica per potersi candidare alle elezioni politiche in Italia.

Candidature prestigiose, come quella eventuale di Draghi, vanno spese, previo consenso, al momento opportuno; non possono essere di fatto una medaglia che si appunta al pettine colui che propone la candidatura, il presunto kingmaker.

Se proprio si vuol pensare a un precedente, si rifletta sulla candidatura dello stesso Draghi a un’altra molto importante istituzione comunitaria, alla presidenza della Bce: una designazione gestita molto bene e con successo, nonché con tempestività.

Anche i frutti che poi quella candidatura diede sono stati molto apprezzabili.

Non ci siamo mai associati a elogi smisurati e a santificazioni.

Abbiamo anche rilevato, a suo tempo, carenze, per esempio, nel campo della Vigilanza bancaria.

Ma basta osservare la Bce dell’oggi e del suo vertice per rilevare l’enorme differenza a favore, s’intende, di quella dell’era Draghi e della presidenza di quest’ultimo, sotto tutti gli aspetti.

È questa parte del cursus honorum di Draghi da tener presente” conclude.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.