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Il grande inganno delle percentuali | L’analisi di Nicola Porro

Uno dei più grandi inganni della politica economica? Per Nicola Porro, vice direttore del Giornale e volto di punta dell’informazione Mediaset, sono le percentuali, le quali diventano uno strumento usato come una clava per attaccare chi governa e, soprattutto, per confondere le acque.

Il giornalista lo spiega in suo editoriale sul quotidiano Il Giornale.

Tutte le grandezze economiche vengono, in genere, espresse in percentuale e in rapporto al Prodotto interno lordo. Ad esempio, il nostro debito pubblico è poco superiore al 140% del Pil, pari a 2.800 miliardi di euro. Una montagna di soldi che, correttamente, si mette sempre in paragone con il Pil.

Il debito pubblico americano è più di dieci volte quello italiano e raggiunge la favolosa cifra di 32mila miliardi di dollari. Ma l’economia a stelle e strisce ha una dimensione ovviamente superiore e, dunque, in percentuale il debito americano sembra più basso. E lo è. Le percentuali rischiano dunque di essere fuorvianti. Tra il 2020 e il 2022 il debito italiano sembrerebbe scendere in percentuale al Pil: cosa che è avvenuta. Ma, in termini assoluti, è aumentato di 350 miliardi di euro. Certo c’è stata la pandemia e tutto il baraccone di bonus e spese. Ma il punto fondamentale è che lo stock, il macigno del debito, è salito e, dunque la rata del mutuo è diventata più importante. Così come spesso si dice che il Pil italiano ha fatto miracoli tra il 2021 e il 2022, crescendo del 10%.

In realtà, in termini monetari, ha solo recuperato quanto perso nella pandemia: nessun miracolo, dunque, ma una molla che, compressa per troppo tempo, è scattata. Altrettanto eclatante è la storia della spesa sanitaria. Con la quale si pagano stipendi e strutture del nostro servizio sanitario pubblico. Essa, per confronti internazionali, viene spesso comunicata in termini percentuali, ma i medici e i macchinari si pagano in euro e non in percentuale del Pil. Quando si parla di programmi di spesa conviene fare i conti con i numeri assoluti. Nel 2020 la spesa sanitaria era quasi a quota 122 miliardi di euro. Nel 2023 ha sfiorato quota 135 miliardi. Tredici miliardi in più rispetto al 2020. Se per un momento si abbandonano le percentuali e si ragiona sui numeri, si leggono le politiche economiche in modo totalmente diverso.

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