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La Brexit è costata cara al Pil della Gran Bretagna | L’analisi

La Gran Bretagna ha “significativamente sottoperformato” le altre economie avanzate dal referendum sull’uscita dall’Unione europea del 2016, secondo un’analisi di Goldman Sachs che mira a quantificare il costo economico della Brexit.

La banca di Wall Street, si legge su Cnbc, stima che negli ultimi otto anni l’economia britannica sia cresciuta del 5% in meno rispetto ad altri Paesi comparabili.

Tuttavia, secondo GS, l’impatto per l’economia britannica potrebbe essere compreso tra il 4% e l’8% del prodotto interno lordo reale, poiché gli esperti riconoscono la difficoltà di estrapolare l’impatto della Brexit da altri eventi economici simultanei, tra cui la pandemia di Covid-19 e la crisi energetica del 2022.

TRE FATTORI DIETRO INDEBOLIMENTO ECONOMIA

Goldman Sachs attribuisce l’indebolimento dell’economia a tre fattori chiave: la riduzione degli scambi commerciali, il rallentamento degli investimenti delle imprese e la carenza di manodopera dovuta alla minore immigrazione dall’UE.

Secondo le stime della banca il commercio di beni del Regno Unito ha registrato una performance inferiore a quella delle altre economie avanzate del 15% circa dal momento del voto, mentre gli investimenti delle imprese sono rimasti “notevolmente al di sotto” dei livelli precedenti al referendum.

Nel frattempo, l’immigrazione dall’UE è diminuita solo per essere sostituita da una fascia di immigrati extracomunitari meno attivi dal punto di vista economico, principalmente studenti, secondo la ricerca.

“Nel complesso, i dati indicano un costo significativo della Brexit in termini di produzione a lungo termine”, puntualizzano gli economisti di Goldman Sachs.

La banca evidenzia che la riduzione del commercio è in linea con le aspettative e che la sottoperformance degli investimenti è stata “più pronunciata” del previsto.

Tuttavia i cambiamenti nei modelli di immigrazione rappresentano le ripercussioni cicliche più importanti per l’economia del Regno Unito, in particolare per l’inflazione.

“Il cambiamento dei flussi migratori dopo la Brexit ha ridotto l’elasticità dell’offerta di lavoro nel Regno Unito, contribuendo all’impennata post-pandemica dell’inflazione e facendo presagire pressioni più cicliche sul mercato del lavoro e sull’inflazione in futuro”.

PIL PRO CAPITE IN AFFANNO

Il Pil reale pro capite del Regno Unito è salito a malapena al di sopra dei livelli pre-Covid e attualmente si trova al 4% al di sopra del livello di metà 2016.

Questo dato si confronta con l’8% dell’area euro e il 15% degli Stati Uniti.

Nel frattempo, il Regno Unito ha registrato un’inflazione più elevata nel periodo, con un aumento dei prezzi al consumo del 31% dalla metà del 2016, rispetto al 27% degli Stati Uniti e al 24% dell’Eurozona.

MODESTI BENEFICI DA NUOVI ACCORDI COMMERCIALI

Per Goldman Sachs inoltre i nuovi accordi commerciali extra-UE potrebbero potenzialmente mitigare i costi della Brexit, ma le stime indicano che i benefici saranno probabilmente modesti.

Il Governo britannico stima che l’accordo di libero scambio con l’Australia avrà un impatto positivo sul Pil del Regno Unito dello 0,08% all’anno, mentre non è chiaro l’impatto economico di un nuovo accordo commerciale con la Svizzera.

Nel frattempo, non sono ancora state annunciate le tempistiche per nuovi accordi commerciali con partner importanti come gli Stati Uniti e l’India.

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