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La Borsa italiana ha perso 100 miliardi. Ecco come | L’analisi

Negli ultimi 10 anni la Borsa italiana ha perso 100 miliardi di capitalizzazione.

Il mercato italiano dei capitali è molto piccolo, stenta a entrare negli indici europei e anche per questo diventa poco attraente per gli investitori stranieri.

È necessario intervenire rendendo la quotazione più appetibile e facilitando gli investimenti degli istituzionali italiani verso il settore produttivo.

Il disegno di legge sul mercato dei capitali va nella giusta direzione.

È quanto sottolineato dalla presidente di Assonime, Patrizia Grieco, durante un convegno sulla corporate governance organizzato insieme a Consob.

Assonime, ha spiegato la presidente, sta lavorando a una proposta di revisione del Tuf (Testo unico della finanza) per semplificare la vita delle imprese.

IN 10 ANNI LA BORSA DEPAUPERATA DI 100 MILIARDI

“Se consideriamo l’intero decennio 2013-2022, il saldo tra Ipo e delisting è negativo per circa 45 miliardi e il valore delle società che hanno trasferito all’estero la loro sede sociale è pari anche questo a circa 50 miliardi con un deflusso complessivo della dimensione italiana della Borsa pari a circa 100 miliardi”, ha detto il vice direttore generale di Assonime, Marcello Bianchi.

MERCATO CAPITALI ITALIANO TROPPO PICCOLO

Partendo da questi dati, Grieco ha messo in evidenza che “noi abbiamo un gravissimo problema che è la povertà del nostro mercato dei capitali.

Ci sono tante azioni parallele che dobbiamo fare: snellimento della regolamentazione, usare la leva fiscale in modo che gli investitori istituzionali possano portare più risparmio privato verso la Borsa, ddl e leggi che favoriscano aumento della competitività del nostro sistema”.

Il mercato dei capitali italiani, ha aggiunto è “molto debole, le imprese italiane sono sottocapitalizzate e continuano a far ricorso prevalentemente al sistema del credito.

Avremmo bisogno di un mercato di capitale vivace e attivo, con grande liquidità perché questo può indurre le imprese alla quotazione”.

È un mercato di Borsa “così piccolo che tende a non entrare neanche negli indici europei e più sta lontano dagli indici europei, meno gli investitori europei e non europei tendono a non investire”, ha proseguito la presidente di Assonime.

RISOLVERE DEBOLEZZA INVESTITORI ISTITUZIONALI ITALIANI, MODIFICARE TUF

Un altro punto critico del sistema italiano, ha sottolineato, è “la debolezza degli investitori istituzionali italiani.

Credo che nella legge delega sia prevista una forma di facilitazione degli investimenti.

Bisogna attivare leve fiscali che aiutino gli istituzionali italiani a investire il risparmio nel comparto produttivo, e poi serve rivitalizzare i Pir”.

Le soluzioni, ha spiegato Grieco, “possono essere di tipo regolamentare.

Abbiamo una sovraregolamentazione.

Noi come Assonime stiamo lavorando per proporre alle istituzioni e agli altri attori una revisione complessiva del Tuf per semplificare la vita delle imprese”.

IL DDL CAPITALI VA NELLA GIUSTA DIREZIONE

Il disegno di legge sul mercato dei capitali è “un ottimo passo avanti”, ha proseguito Grieco spiegando che si tratta di una riforma in grado di “far guadagnare competitività.

Il voto plurimo, il voto maggiorato in assemblea lo considero un ottimo passo avanti”.

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