Si fa presto a dire innovazione. Ma, a proposito dei brevetti depositati se oggi un’idea non è anche green, cioè orientata alla sostenibilità e al miglioramento ambientale, rischia di guardare al passato e non al futuro. Inoltre, nell’era dei tanti dati a disposizione, una semplice classifica numerica dei brevetti può risultare sterile. Invece, dall’Università Liuc Carlo Cattaneo di Castellanza arriva una ricerca sulle regioni che unisce la quantità dell’innovazione con la qualità (brevetti green) e la loro capacità di generare valore economico sul territorio. I risultati: Lombardia, Veneto e Lazio sono le regioni con il maggior numero di famiglie di brevetti green ma, a sorpresa, la piccola Basilicata e la Sardegna riescono a produrre idee innovative dal più alto valore potenziale.
“Abbiamo condotto l’analisi sui brevetti italiani depositati nel periodo 2015-2020 dal momento che quelli più recenti sono coperti dal segreto legale senza fermarci al solo aspetto della quantità perché l’innovazione eco-friendly spesso si trova in piccoli numeri ma con eccellenze dal grande potenziale”, spiega al Corriere della Sera Raffaella Manzini, che dirige l’Osservatorio Ip Cube alla Liuc Business School.
La docente usa l’esempio di un ipotetico brevetto della tazza per il caffè che mantiene più a lungo il calore: ogni singolo certificato può generarne un’intera famiglia, a partire dalla presenza in altri Paesi dove l’idea viene registrata (per evitare copiature o furti) passando ai materiali utilizzati (una ceramica particolare o la presenza di sensori).
Insomma, ogni idea presentata da aziende, università o singoli inventori può avere molte applicazioni e aprire a diversi utilizzi. Generando così un ritorno economico. Alla Liuc hanno considerato circa 95 mila brevetti depositati e divisi in 19 mila famiglie complete. “Per arrivare a costruire il nostro Innovation Patent Index abbiamo usato anche l’intelligenza artificiale, in collaborazione con l’universita’ di Genova, e analizzato i risultati alla luce del valore economico che queste idee possono produrre”, ha detto Manzini. Sono state poi applicate altre chiavi di lettura che danno valore alle idee come la diversificazione tecnologica o l’ampiezza delle applicazioni possibili, il tempo dedicato alla brevettazione e la qualità, l’efficienza, il potenziale sviluppo internazionale.
La Basilicata (e anche la Sardegna) emerge come un territorio al top nell’area della buona gestione dei rifiuti (in particolare la separazione dei materiali di scarto) ma anche per il trasporto e il packaging; la Toscana tocca punte elevate di qualita’ nel comparto delle due ruote mentre il Trentino Alto Adige si caratterizza per l’alta efficienza nel settore dei trasporti. In Lombardia si lavora con successo sull’elettronica, la sensoristica e, spiega l’esperta “si avverte il peso di un sistema universitario e della ricerca molto attivo”.
Secondo Manzini in Italia l’innovazione ambientale e’ ancora meno del 20% del totale e quindi “occorre uno sforzo rivolto verso le tecnologie green”. Per questo motivo, l’Innovation Patent Index della Liuc si propone anche ai policy maker come uno strumento utile di conoscenza per il governo del territorio e l’allocazione piu’ virtuosa dei finanziamenti pubblici. Il lavoro di Manzini e del suo tema non si ferma qui: “stiamo sviluppando una dashboard accessibile dall’esterno per chiunque voglia analizzare l’Indice”. E poi c’e’ un altro obiettivo: confrontare il risultato dell’innovazione italiana con lo scenario europeo.








