Cosa resta del primato morale dell’Occidente? Niente.
La strage degli innocenti che si consuma quotidianamente a Gaza; le colossali violazioni del diritto internazionale umanitario perpetrate dall’esercito israeliano; la esplicita negazione del diritto dei palestinesi a autodeterminarsi in uno Stato lasciano un cumulo di macerie al posto della vantata superiorità del credo neoliberale. I tribunali internazionali in cui molte speranze erano state riposte negli anni Novanta tacciono con un imbarazzante non pervenuti. E i leader europei che hanno sfilato a Tel Aviv per il rito del bacio della pantofola a Netanyau non sono nemmeno riusciti nell’intento di puntellare l’amicizia con lo Stato ebraico.
Se si ha a cuore un amico occorre avere il coraggio di segnalargli con durezza gli errori, soprattutto quando sono manifestamente autolesionisti come quelli commessi pervicacemente da un primo ministro israeliano più preoccupato della propria sopravvivenza che della sicurezza e del futuro del suo paese. L’Italia si distingue tra gli altri per la inconsistenza e superficialità della sua politica estera. Un tempo abile mediatrice tra le parti, rispettata e corteggiata, oggi si riduce ad accodarsi ai tedeschi ai quali, per ovvie ragioni storiche, si può perdonare l’appiattimento su un incondizionato sostegno di Israele. E’ il segno dei tempi.
Del resto Ursula von der Leyen che dovrebbe dare voce a una linea europea alla vigilia di importanti elezioni continentali, non riesce a fare nulla di meglio che ripetere il ritornello della condanna al terrorismo. Come se lo scenario di una guerra a tempo indeterminato contro Hamas fosse un obbiettivo realistico allorquando gli stessi capi militari israeliani esprimono un motivato scetticismo al riguardo. Si potrebbe obbiettare che se il Medio Oriente piange, la battaglia sul fronte orientale dell’Ucraina riscatta in qualche modo le ragioni di un orgoglio atlantico per il trionfo del diritto sulla guerra.
Ma anche questo è vero solo in parte. Se l’aggressione bestiale di Putin necessitava una risposta all’insegna della fermezza, questo non giustifica un prolungamento dello spargimento di sangue allorché appare sufficientemente chiaro che respingere i russi oltre i loro confini non è un obbiettivo praticabile. Ma si replica: attenzione all’appeasement del 1938, quando Hitler inghiottì una dietro l’altra Austria, Cecoslovacchia e Polonia. Se si cede sull’Ucraina chi sarà la prossima vittima?
Ma la storia va usata con parsimonia. L’isteria, perché di questo si tratta, su improbabili disegni egemonici di Putin oltre l’Ucraina è pura propaganda che non appare fondata su dati attendibili. E’ vero invece che la Nato deve farsi perdonare un certo numero di provocazioni consumate in passato sulla collocazione internazionale dell’Ucraina che hanno contribuito alla degenerazione e all’escalation del conflitto. Proviamo a tirare le fila del discorso. A volte il coraggio ha bisogno per ritrovare le sue forze del trauma dell’umiliazione. Auguriamoci solo di essere in questa fase, perché ferme queste premesse, il futuro ci riserverà solo una litania di tragedie.








