Per il nono mese consecutivo continua la crescita dell’inflazione, trainata dall’aumento dei prezzi dei beni energetici.
Lo rileva l’Istat, precisando che a marzo i prezzi al consumo sono saliti del 6,7%, un livello mai raggiunto dal 1991 e in linea con il consensus degli economisti. Le tensioni inflazionistiche continuano a diffondersi con la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che accelera di quasi un punto percentuale, portandosi a +5%.
Nel dettaglio, l’inflazione a marzo registra un aumento dell’1,2% su base mensile e del 6,7% su base annua (da +5,7% del mese precedente).
Le strozzature
L’inflazione acquisita per il 2022 è pari al 5,3% per l’indice generale e all’1,6% per la componente di fondo. Sull’aumento dei prezzi è intervenuto anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che ha spiegato che “l’inflazione sale perché aumentano i prezzi delle materie prime, in particolare quelli dei prodotti alimentari che toccano il potere d’acquisto delle famiglie. La scarsità dei prodotti crea strozzature nella produzione e determina un forte aumento dei prezzi. Noi faremo quanto è necessario per aiutare le famiglie. Il sostegno a carico del bilancio in termini di debito pubblico è utile se l’aumento è temporaneo, se invece l’aumento sarà permanente occorreranno misure strutturali”.
L’aumento dei prezzi
I dati sull’inflazione allarmano però le imprese con Confesercenti che sottolinea che “i comparti che registrano gli incrementi maggiori sono quelli investiti – direttamente o indirettamente – dalla situazione critica in campo energetico, con particolare riferimento ai servizi di alloggio e ristorazione che subiscono l’aumento sia del prezzo dell’energia elettrica sia del gas e a cui si sono recentemente aggiunte anche le tensioni registrate nel settore alimentare: attualmente rilevano un’inflazione acquisita pari al 2,3%, meno della metà di quella media.
Le imprese della distribuzione e del turismo, dunque, si impegnano a non traslare completamente gli impatti subiti dagli aumenti dei prezzi, ma i margini sono sempre più ridotti”.
Uscire dal vortice
Per Confesercenti è necessario “agire in fretta, perché il peso degli aumenti dei prezzi sui bilanci di cittadini e imprese si fa sempre più gravoso, servono interventi tempestivi e mirati per contenerne l’effetto: il rischio concreto è un ulteriore rallentamento della ripresa, proprio quando si iniziano a scorgere – anche sul lavoro – primi segnali positivi, ma ancora tutti da consolidare. E questo non sarà possibile se non si permetterà alle imprese di uscire dal vortice degli aumenti energetici già dal mese di aprile”.
Anche secondo Confcommercio i dati Istat sui prezzi al consumo a marzo contribuiscono “a rivedere al rialzo la previsione dell’inflazione per l’anno in corso e ad abbassare quella relativa alla crescita economica”.
Le spinte al rialzo dei prezzi “si stanno ampiamente trasferendo dalle materie prime importate, specialmente energetiche, al resto dei beni e servizi, portando l’inflazione di fondo al 2% nel confronto annuo, un valore che non si registrava da quasi dieci anni.
E non consola per niente il fatto che in Paesi come la Germania e la Spagna il tasso di variazione dei prezzi al consumo sia anche superiore a quello italiano, rispettivamente +7,6% e +9,8%”, conclude Confcommercio.








