Nel 2024, l’industria siderurgica italiana ha prodotto 20 milioni di tonnellate di acciaio, segnando una contrazione del 5% rispetto al 2023.
Il fatturato del settore oscilla tra i 40 e i 60 miliardi di euro l’anno, con un impatto occupazionale diretto di oltre 70.000 addetti.
Lo rende noto Federacciai, che svolge oggi la sua Assemblea Pubblica 2025 a Bergamo.
Nell’evoluzione più recente, l’attività siderurgica del Paese ha mostrato nei primi nove mesi dell’anno una ripresa nel confronto tendenziale.
Nello specifico, la produzione di acciaio, pari a 15,5 milioni di tonnellate, è aumentata del 3,2% sul periodo gennaio-settembre del 2024. In linea, l’output dei piani ha segnato un incremento del 5,7%, attestandosi a 6,8 milioni di tonnellate, e quello dei lunghi una crescita del 3,5%, per un totale di 9,2 milioni di tonnellate.
Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, evidenzia come nel 2024 il 90% dell’acciaio prodotto in Italia sia stato realizzato da forni elettrici alimentati da rottame ferroso, un modello unico nel panorama europeo.
La siderurgia italiana, inoltre, ha ridotto del 66% le proprie emissioni di CO₂ dal 1990 a oggi, e detiene la più bassa intensità emissiva di CO₂ per tonnellata di acciaio prodotto nell’Unione Europea.
L’intensità carbonica della siderurgia italiana è inferiore del 40% rispetto alla media UE e del 61% rispetto a quella della Cina.
Federacciai ha dunque richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire condizioni eque nel commercio internazionale, a seguito delle crescenti tensioni geopolitiche e commerciali, evidenziando l’urgenza di ridefinire le regole del commercio globale affinché siano realmente orientate a una concorrenza leale.








