Non andiamo verso «un’età dell’oro». Lo afferma Federico Fubini sul Corriere della Sera, citando i dati sui consumi interni e sull’export verso la Germania per chiedere un bagno di realtà in vista della manovra. «L’idea non rassicura, ma perlomeno potrebbe aiutare il ceto politico italiano a inquadrare meglio cos’è l’economia. E cosa non è. Non è la scena per provare qualche gioco di prestigio e soffiare un pugno di voti all’alleato-concorrente di turno, per esempio. Non è l’ancella delle mire di potere di questo o di quello. Non è uno strumento per praticare forme più o meno coperte o scoperte di clientelismo di partito».
«L’economia è il futuro dei nostri figli. Ed è un meccanismo fragile, pieno di effetti domino, dove i contraccolpi sono tanto più duri quanto più fragile, appunto, è il sistema. Come ora. Tutto questo tra breve troverà una forma quando il governo sarà chiamato a proporre la prima legge di bilancio, allo stesso tempo, veramente sua e veramente sottoposta a dei vincoli: cioè allo scrutinio del mercato, dei creditori della Repubblica italiana. Eppure, a giudicare dal dibattito estivo, non si direbbe che i partiti di maggioranza si siano concentrati molto su cos’è l’economia e cosa non è. In troppi vedono ancora il bilancio dello Stato come un puro e semplice strumento di consenso con un orizzonte, al massimo, di qualche mese».
L’Italia, scrive ancora Fubini parlando delle tendenze in atto, rischia di diventare il paese con il più alto debito pubblico nell’Eurozona: «Se questo è lo sfondo e se «il bilancio dello Stato è la coscienza di una nazione», come ricorda il ministro dell’Economia, allora evitare misure elettorali ed errori non basta. Quello è il minimo, poi però serve una visione su come far crescere l’Italia in modo che possa emergere dalla palude del debito. Funzionerebbe probabilmente avere più trasparenza e più concorrenza, meno lobby privilegiate che tengono i prezzi artificialmente alti, meno intrusione dello Stato e delle sue controllate ovunque, meno posizioni di rendita. Ma è un vasto programma in Italia, per la destra come per la sinistra. Nell’immediato della legge di bilancio» conclude «come da giuramento di Ippocrate, intanto asteniamoci dal recare danno e offesa».








