Domani la manovra arriverà in Consiglio dei ministri per l’approvazione.
Inizia quindi il lungo percorso che porterà al varo della legge di Bilancio che per la sanità pubblica, ogni anno, rischia di essere avara di risorse rispetto alle aspettative e ai bisogni del Ssn.
Ma questa potrebbe essere diversa.
“L’intervento principale della Manovra sarà quello sul capitale umano, sui medici, sugli infermieri, sugli operatori sanitari e socio sanitari, che da sempre rappresentano la parte migliore del nostro servizio sanitario nazionale”, così il ministro della Salute Orazio Schillaci in una recente intervista tracciava le priorità della manovra.
Ma qualche giorno prima si era sbilanciato anche sull’ammontare delle possibili risorse in più nella legge di Bilancio rispetto a quelle già previste per il 2026 nella precedente.
“Ai quattro miliardi già previsti lo scorso anno – ha detto Schillaci – se ne aggiungeranno altri 2,2-2,5 per rendere più adeguato il fondo sanitario nazionale”.
A breve si capirà se le cifre saranno confermate.
Intanto i sindacati degli operatori sanitari – medici e infermieri – sperano di poter beneficiare delle risorse per arginare la carenza di personale e rilanciare l’attrattività del Ssn.
“Il Governo con la prossima manovra di bilancio affronti l’emergenza infermieri. Mentre l’Italia vanta 5,3 medici ogni 1.000 abitanti – ben al di sopra della media europea di 4,07 – sul fronte infermieristico siamo indietro: appena 6,86 infermieri per 1.000 abitanti, contro gli 8,26 della media Ue. Il rapporto infermieri/medici, fermo a 1,3, resta distante dal 2,1 raccomandato dall’Ocse. Il nostro servizio sanitario poggia su basi fragilissime. Non è più possibile ignorare l’**emergenza infermieri”, ha dichiarato il presidente del Nursing Up, Antonio De Palma, in vista dell’arrivo della manovra in Cdm.
“Accogliamo con cauto ottimismo – ha affermato Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, il sindacato dei medici dirigenti del Ssn – le dichiarazioni di esponenti del Governo che annunciano da più parti un incremento dei fondi destinati alla sanità e vorremmo portare il nostro contributo circa la loro distribuzione.
È evidente, infatti, che le condizioni economiche dei dirigenti medici e sanitari richiedono un’attenzione maggiore, negata purtroppo per decenni, per ridurre se non annullare le differenze abissali tra i camici bianchi italiani e i colleghi d’oltralpe: i nostri sono gli stipendi più bassi d’Europa e di contro abbiamo la **pressione fiscale più alta d’Europa”.
Secondo Guido Quici, presidente del sindacato dei medici Federazione Cimo-Fesmed, “nel 2020 il ministro della Salute Roberto Speranza riuscì ad aumentare del 27% l’indennità di esclusività della dirigenza medica e sanitaria e a fare in modo che i medici vedessero immediatamente tale beneficio in busta paga.
Invece la legge di Bilancio adottata lo scorso anno ha previsto un aumento dell’indennità di specificità medica vincolato al rinnovo del contratto. Soldi che, quindi, a un anno di distanza i medici ancora non percepiscono. Gli aumenti previsti dal Ccnl 2022-2024 che stiamo discutendo in Aran sono irrisori, perché devono allinearsi al resto della pubblica amministrazione, e per la maggior parte – conclude il presidente Cimo-Fesmed – già percepiti tramite l’indennità di vacanza contrattuale. Occorre quindi un segnale politico e concreto ora”.








