“Una diffusa dottrina, che per molti anni ha condizionato la politica in Europa, quella secondo cui per allargare il consenso elettorale ma non solo conviene muovere verso il centro, è finita nella pattumiera della storia”.
Lo scrive Marco Bascetta sul Manifesto osservando che “quelli che si aspettavano da Alice Weidel una qualche prudenza centrista nel discorso pronunciato al congresso dell’Afd che la designava candidata alla Cancelleria sono stati seccamente smentiti.
I toni e i programmi del partito si sono allineati alle posizioni razziste e filofasciste dell’ala più estrema (der Flügel) guidata da Bjorn Höcke, che avrebbe dovuto rappresentare un problema e invece si è affermato come il faro ideologico dell’Afd.
Confortata dai sondaggi, dallo sfegatato appoggio americano in cerca di quinte colonne per sfasciare l’Unione Europea e dalla crisi austriaca che volge in favore della destra radicale, Alice Weidel non ha rinunciato a rivendicare i temi più estremi del nazionalismo razzista e autoritario.
Questi contenuti radicalmente antidemocratici sono oggi veicolati, secondo gli insegnamenti della vecchia e nuova destra americana, e contrariamente a quanto fecero i regimi del Novecento, attraverso una retorica della libertà; libertà dall’Europa, dalle influenze straniere, dalle censure della correttezza politica, dagli obblighi di solidarietà, dal diritto internazionale, dalle regole e dagli impedimenti che graverebbero su individui e imprese.
Un ‘fascismo della libertà’ – sottolinea Bascetta – che promette di coniugare individualismo e potere sovrano nella cornice di una società semplificata, conformista e culturalmente omogenea.
Questa narrazione propagandistica è abbastanza scaltra da esercitare La destra estrema, tanto l’Afd quanto la Fpö austriaca, crescendo e acquisendo peso politico e potere di condizionamento non si modera e non si ammorbidisce, non concede nulla al galateo borghese ma, al contrario, si radicalizza sempre di più, imponendo i suoi dogmi e manifestando l’intenzione di metter mano alle costituzioni e ai sistemi politici.
Sanno perfettamente di avere in mano carte vincenti, complici altolocati e una potente sponda oltreatlantico (che tuttavia alla fine giocherà solo per sé).
Se fino ad oggi, e a maggior ragione durante la campagna elettorale in corso, i democristiani tedeschi hanno perentoriamente escluso ogni cooperazione con Afd è anche perché sanno che non pochi tra i loro elettori avversano decisamente le posizioni di quel partito e altri, più orientati a destra, potrebbero invece decidere di transitarvi”.








