La violenza degli eventi climatici che si sono verificati in questi giorni in molte città può distruggere tutti gli alberi, non solo quelli malati, ma anche se sono in buona salute. Con un vento a 120 km/h e più è difficile che possa resistere un platano o un pino alto magari svariati metri con un apparato radicale di appena 15-20 cm.
Tanto che sono molti gli esperti del verde urbano a domandarsi come riescano a stare in piedi. Di questo ne è convinta la presidente del Conaf, il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, Sabrina Diamanti, parlando con l’ANSA, la cui prima regola è bandire ogni improvvisazione e fare un’attenta programmazione a 360 gradi.
Non sarà certo facile far fronte all’intensità delle tempeste di vento e pioggia come quelle che si sono abbattute in molti centri urbani in queste ore, ma qualche cosa si può fare, a partire dal fatto “di non effettuare mai scavi intorno alle radici di un albero che lo indeboliscono e lo mettono a rischio caduta. Quando si pianta un albero, poi, occorre capire che dimensioni avrà, fermo restando che ci vogliono almeno 10 anni per avere un risultato concreto”. Ma il concetto base, secondo la presidente, “è che il verde va adattato alle città di oggi e ai suoi stress termici, perché il traffico di 10 anni fa, ad esempio, non è certo quello attuale e tantomeno il clima a cui è sottoposto”.
Ad essere dello stesso avviso è Gianluca Burchi, dirigente e ricercatore del Crea Orticoltura e florovivaismo, autore di un volume per sensibilizzare sul valore e sui benefici delle piante urbane, con dei progetti di aree verdi temporanee in cinque città italiane. “Sono tanti gli stress a cui sono sottoposti gli alberi – spiega Burchi – pensiamo all’eccesso e alla mancanza di acqua, ma anche alle malattie come la cocciniglia che sta aggredendo i pini a Roma”.
Tra le regole più importanti per avere un verde in salute, secondo l’esperto, è la potatura, “una pratica che troppo spesso, per mancanza di risorse nelle amministrazioni, non viene fatta bene andando a creare enormi problemi”. Poi c’è la scelta delle piante da utilizzare, optando per le specie che, sulla base di particolari condizioni, siano in grado di crescere con la minima richiesta possibile di energia, di acqua e di cure colturali; ma anche per le funzioni che dovranno svolgere, decorativa, stoccaggio di Co2, frangivento, ombreggiamento, trattenimento di sostanze inquinanti.
Oggi la ricerca del Crea è in grado di fornire ai progettisti di opere a verde informazioni non solo sulle caratteristiche botaniche delle piante, ma anche su quelle fisiologiche e funzionali relative alla capacità di fornire servizi ecosistemici.








