Il governo è bloccato sulla tassa sugli extraprofitti delle banche. Il nodo rallenta l’iter del decreto asset, con i lavori in commissione al Senato rimandati alla prossima settimana. Le varie anime della maggioranza sono ancora in cerca di un compromesso, che tenga in equilibrio la scelta assunta in prima persona dalla premier e il pressing di Fi a modificare la misura. Uno stallo che cade peraltro alla vigilia di una settimana che si preannuncia di fuoco per l’esecutivo, con un doppio Consiglio dei ministri chiamato a varare un nuovo decreto migranti, un provvedimento su energia e benzina e soprattutto la Nadef, con cui prenderà forma la prima cornice della manovra. Lo stallo sulla tassa sulle banche si materializza in Senato.
Le commissioni Ambiente e Industria stralciano un quinto degli emendamenti (112 gli improponibili sui circa 550 presentati) e decidono di sconvocare tutte le altre sedute della settimana, rinviando tutto alla prossima: si voterà martedì in commissione, poi di corsa in Aula per l’ok entro giovedì 28. Mancano i pareri dei ministeri ed eventuali nuovi emendamenti, spiegano i relatori. Ma è sugli extraprofitti il vero incaglio: una discussione che viene portata avanti a livello governativo e che certo non verrà risolta prima del rientro della premier Giorgia Meloni domani dagli Usa.
«Lavoriamo per un compromesso», spiega da New York il ministro degli Esteri e leader di Fi Antonio Tajani, sfoderando ottimismo: «vedremo se si potrà trovare un accordo, sono convinto che si troverà» e «con un testo del governo, siamo pronti a ritirare gli emendamenti». Qualche interlocuzione già c’è stata, spiega il vicepremier, che punta a mantenere «il principio giusto di chiedere alle banche un sostegno», ma correggendo il testo per «non penalizzare risparmiatori e piccole banche» e «dare anche un segnale ai mercati internazionali».
Proprio la valutazione dei mercati che comprano il nostro debito preoccupa infatti il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La cui “paura” si attira le critiche delle opposizioni (“nervi saldi, per favore”, chiede il Pd), ma non viene condivisa dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi. Che tuttavia avverte sul rischio tassi: «L’innalzamento dei tassi è pericoloso, è da monitorare, lo spread va tenuto sotto controllo», dice il presidente degli industriali. Certo, non ci sono «segnali di un attacco all’Italia», aggiunge, «ma bisogna fare i compiti a casa».
Il governo intanto professa prudenza e si prepara a tradurla in numeri con la nota di aggiornamento al Def attesa in Consiglio dei ministri giovedì 28. Osservato speciale sarà il deficit del 2024: l’asticella ad aprile è stata fissata al +3,7%, ma è verosimile che venga alzata. Da lì si capirà la base di partenza per la manovra. «Adesso valuteremo», ma niente allarmismi, dice cauto Tajani, ricordando che c’è un’emergenza indipendente da noi e fiducioso che l’Ue saprà capire. Dalla Nadef dipende il destino di tanti desiderata da inserire in manovra.
A partire dalla nuova Irpef con l’accorpamento dei primi due scaglioni al 23%: «se ci saranno le condizioni passeremo ad un sistema a 3 aliquote», dice il viceministro Maurizio Leo, che punta ad introdurre questa misura per evitare che i benefici del taglio del cuneo (il cui rinnovo è già sicuro) vengano erosi dalle tasse. Per il resto il menù della manovra è un grande punto interrogativo legato alle risorse disponibili, al momento pare poche. Tanti, troppi gli interventi in lista d’attesa: dalle pensioni alla sanità, fino alla conferma dell’una tantum per gli statali, lo scorso anno costata circa un miliardo e mezzo. La prossima settimana sono intanto in arrivo anche nuovi aiuti per le famiglie. Lunedì in cdm arriveranno il decreto sull’energia, che conterrà anche il bonus benzina da 80 euro al mese.








