“A una settimana dall’inizio dell’offensiva globale dei dazi da parte del presidente Usa, Donald Trump, è evidente che il maggior fronte è con la Cina e si articola su tre terreni di scontro convergenti.”
Maurizio Molinari su Repubblica sottolineando che questi sono: «il duello sulle tariffe, l’impatto sugli altri Paesi e la sfida per un nuovo equilibrio globale.»
“Trump parla di «trilioni di dollari che la Cina ci ha rubato» violando ogni regola della globalizzazione, imponendo dazi, varando sussidi e «vendendoci di tutto mentre noi non possiamo esportare praticamente nulla».”
“E Xi ha risposto prima bloccando l’intesa sulla vendita di TikTok in America, poi frenando sul passaggio di proprietà dei porti che controllano le entrate al Canale di Panama e quindi spiegando che nel botta e risposta sui dazi non farà concessioni. Basterebbe questo per far comprendere l’entità del duello in corso tra le due superpotenze economiche.”
“Ma c’è dell’altro” aggiunge Molinari osservando che «potremmo trovarci presto davanti a un ribaltamento di alleanze con alcuni Paesi partner degli Usa che, dall’Indo-Pacifico all’Europa, preferiscono Pechino per difendere ciò che resta della globalizzazione.»
“La ‘Nuova via della seta’ potrebbe dunque andare incontro a un inatteso rilancio. Per questo Xi non può fare passi indietro: in gioco c’è la sua credibilità di leader globale alternativo agli Stati Uniti attorno a cui ha costruito l’intera presidenza e l’ambizione di superare Mao Zedong.”
“Da qui lo scenario di una sfida geoeconomica con inevitabili riflessi strategici perché i partner asiatici della Cina si trovano in una morsa difficile: devono scegliere se cedere alle pressioni di Trump o alle seduzioni di Xi.”
“Con inevitabili ripercussioni sull’assetto geopolitico dell’Indo-Pacifico, una delle regioni più calde del pianeta, fra Mumbai e Taiwan.”
“Ma potrebbero esserci anche ricadute in Europa: se Trump chiedesse all’Ue di fare fronte comune sui dazi contro la Cina un Paese-chiave come la Germania si troverebbe in grande difficoltà a causa dell’importante interscambio con Pechino.”
“A tutto ciò – conclude – bisogna aggiungere che Xi dispone di ‘un’arma nucleare’ nei confronti degli Usa perché detiene almeno 761 miliardi di dollari di titoli di Stato americani — secondo solo al Giappone che ne possiede circa 1 trilione — e se dunque decidesse di venderli in massa metterebbe in seria difficoltà la stabilità finanziaria di Washington.”








