“La disponibilità della Cina a partecipare a una forza militare di garanzia sul suolo ucraino conferma il neo-protagonismo del Pacifico sulla scena mondiale”. Ne parla Carlo Valentini su Italia Oggi:
“Se la Cina guida questo balzo in avanti che ora incomincia ad associare agli sviluppi dell’economia e del progresso tecnologico un ruolo politico sulla scena mondiale – scrive – l’India ne sta seguendo velocemente le orme.
Sarebbe un errore non accorgersi delle opportunità che si aprono nel Pacifico, soprattutto di fronte a un alleato americano che ha deciso di agire per proprio conto.
L’India è il Paese più popolato al mondo ed è già al quarto posto per ricchezza prodotta. È pluralista, multiconfessionale, multilingue e multietnico, situato nel cuore della strategica regione indo-pacifica.
Tra tante plutocrazie, è anche una sostanziale (anche se imprecisa) democrazia, con tutti i crismi per esercitare un ruolo di cerniera tra quell’area del mondo e quella europea.
Nel corso dell’ultimo Raisina Dialogue, periodico maxi summit economico che si svolge a Delhi (presenti 130 Paesi, 800 relatori, 3700 delegati), è stato auspicato un accordo di libero scambio tra Europa e India e lo sviluppo dell’India-Middle East-Europe Economic Corridor.
Si tratta di esempi concreti di un impegno internazionale basato sulla collaborazione tra aree geografiche che potrebbe portare reciproci vantaggi.
Non a caso il primo ministro indiano Narendra Modi ha incontrato a febbraio la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Sono stati sottoscritti accordi, tra l’altro, sulle tecnologie energetiche verdi (‘è stata concordata una cooperazione in materia di ricerca sui rifiuti marini di plastica, sull’idrogeno e sul riciclaggio delle batterie per i veicoli elettrici’).
Si tratta di primi passi di un rapporto che potrebbe evolvere verso una centralità rispetto agli Stati Uniti da una parte e alla Cina e Russia dall’altra, attenuando gli effetti di una geopolitica quanto mai instabile. L’India è solo il decimo partner commerciale dell’Ue, le potenzialità di sviluppo sono quindi notevoli. È indubbio – conclude – che il sistema produttivo europeo (senza ovviamente tralasciare gli Usa) deve ora guardare al Pacifico”.








