“Non sarà certo la fine di un’amicizia – per quel che poi valgono le amicizie in politica”. Così Marcello Sorgi sulla Stampa sottolineando che “certo, fa un po’ impressione vedere Ursula von der Leyen atterrare a Roma, tappa strategica della corsa per la riconferma alla presidenza della Commissione europea, e guardarsi bene dall’incontrare Giorgia Meloni. Dopo tutto quel che hanno fatto insieme, tra Lampedusa, l’Egitto e la Tunisia. Dopo tante e tante conferenze stampa e photo-opportunities. Ieri invece, silenzio.
Eppure c’è una ragione chiara del plateale allontanamento tra queste sue donne che rivestono un ruolo strategico in Europa. Con l’approssimarsi del voto dell’8-9 giugno – osserva l’editorialista – Meloni ha progressivamente abbandonato l’immagine europeista che aveva costruito nel primo anno e mezzo di governo, tra impegno filo-Nato e filo-Usa nello scenario tremendo della guerra in Ucraina e ruolo di fiancheggiamento (come altrimenti definirlo?) delle complicate decisioni delle autorità di Bruxelles dopo i mesi dell’emergenza Covid. Fino al passaggio delicato dell’introduzione del nuovo Patto di stabilità e alla scelta contraddittoria di bocciarlo. Due passi avanti e uno indietro: questa è stata per Meloni la strategia in Europa.
E l’ostentata amicizia con VdL, come chiamano la presidente uscente della Commissione, ne ha fatto parte a pieno titolo. Ma anche Von der Leyen ha ricavato qualche vantaggio dall’avvicinamento di Meloni. Di qui a dire che tra Giorgia e Ursula si sia consumata una rottura, però, ne corre. In Italia tutta la propaganda del destra-centro finora è stata un gioco degli specchi. Insomma, c’è un che di pirandelliano tra il dire, il fare e l’apparire di questa campagna elettorale: e proprio Meloni sembra essersi appropriata di certe tecniche salviniane: simulare uno spostamento, un allontanamento, un raffreddamento, per poi recuperare all’indomani del voto, a risultato incassato.
Ma – conclude – se Salvini ci ha ormai abituato da tempo a questo genere di comportamenti, e al sacrificio della sua credibilità personale di uomo delle istituzioni, Meloni, lo stesso prezzo, non può consentirsi di pagarlo. Una campagna condotta così lascerà cicatrici, che si vedranno a occhio nudo all’indomani del voto”.








